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Liberalizzazioni, un disco rotto di dichiarazioni

del 08/01/2013
di: di Rosario De Luca, presidente Fondazione Studi consulenti del lavoro
Liberalizzazioni, un disco rotto di dichiarazioni
Scontate come le polemiche calcistiche, noiose come le mosche, puntuali come le Feste comandate: i programmi dei vari partiti e movimenti piombano nella nostra quotidianità senza lasciare spazio alla fantasia. Indovinarne alcuni punti «salienti» è un giochino da ragazzi. Come chiedere a un pargolo di collegare due apparecchi con bluetooth. Lo fa in un attimo. E nella stessa frazione di secondo si può rispondere alla domanda delle domande. Qual è il vero problema dell'Italia? Ma ovviamente i professionisti, no! E così assistiamo al solito scontatissimo show di dichiarazioni vacue e prive di senso, ma dai risvolti pericolosissimi. Il punto «Liberalizzazioni degli Ordini professionali» è un must a cui non si può e non si vuole rinunciare con il solito diluvio di frasi fatte e mistificazioni allegate, trite e ritrite. Come se la Riforma voluta proprio dal Governo Monti non sia stata approvata. Come se i pesanti interventi sugli ordinamenti e sulla vita dei professionisti non fossero mai stati attuati. E così giocano al rialzo. Elezione che arriva, richiesta di liberalizzazione che parte. Non ci fossero dietro pesanti interessi economici, ci sarebbe da considerare incredibile questa situazione. E invece è vera, verissima. E concreta, concretissima. Perché al mercato dei liberi professionisti è molto attenta (e interessata) la grande industria con i servizi del terziario avanzato e delle multinazionali della consulenza; ma anche (e non poco) il mondo delle banche che volentieri arricchirebbe i propri sportelli dei servizi professionali oggi garantiti dai professionisti ordinistici. E certo non si può dire che il sistema bancario sia lontano dagli attuali momenti decisionali del nostro Paese. A tal proposito, risulta estremamente strano come chi dipende a doppio filo dalla Germania della signora Merkel non abbia mai letto i programmi elettorali dei partiti tedeschi. Bene, in essi non si trova uno spunto che sia uno che abbia mai messo in dubbio la valenza del sistema ordinistico germanico. In esso vivono, godendo di piena e ottima salute, ordini antichi e forti che hanno tariffe minime e massime; che sono rispettati e organicamente inseriti nel sistema produttivo della Germania. E allora il dubbio deve sorgere ai cittadini italiani, che hanno grande rispetto per i professionisti a cui si affidano con fiducia . I fustigatori italici degli Ordini professionali fanno ciò per il bene comune o per quello proprio (o di loro referenti)? L'interrogativo è intrigante e la risposta è scontata, è nei fatti di tutti i giorni. E uno di questi fatti accaduti pochi giorni fa la dice tutta sul tema. Negli Stati Uniti, altro naturale riferimento dei nostri statisti, il modello ordinistico italiano viene preso ad esempio. Anzi, addirittura ne vengono esportate le prestazioni. È il caso dei notai italiani chiamati dall'Amministrazione Obama a collaborare nella lotta contro i furti di identità digitale che negli Usa sta procurando danni irreparabili. Dovranno offrire la loro esperienza e la loro capacità all'Fbi alle prese con i cambi di identità digitale «facili» che portano a fenomeni di cessioni di immobili e stipula di mutui falsi con le comprensibili conseguenze negative patrimoniali e psicologiche. I notai italiani, chiamati all'estero come esempio di rettitudine e utilità sociale, nel nostro Paese sono indicati - dai soliti noti - come i rappresentanti della Casta professionale. Meditate gente, meditate.
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