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Le imprese lanciano l'allarme sui rincari Tares

del 05/01/2013
di: Sergio Trovato
Le imprese lanciano l'allarme sui rincari Tares
Le imprese lanciano l'allarme sugli aumenti legati al nuovo tributo sui rifiuti e servizi istituito dal 1° gennaio di quest'anno. La Tares potrà costare anche il 50% in più della Tarsu per alcune categorie di imprese. E il conto sarà più salato soprattutto per le aziende dei settori dell'ortofrutta, bar, mense e ristoranti, essendo queste attività quelle che vengono ritenute a maggior contenuto inquinante. È quanto emerge da uno studio realizzato da Unioncamere sugli impatti attesi dall'entrata in vigore della Tares per il mondo delle imprese, reso noto con un comunicato diffuso ieri.

Per il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, il nuovo balzello dovrà essere il più trasparente possibile e dovrà essere fondato su criteri ragionevoli per non penalizzare la tenuta delle imprese e dell'occupazione. Secondo il presidente dell'Istituto, il conto sarà più salato per le aziende dei settori dell'ortofrutta, bar, mense e ristoranti (circa 360 mila imprese), in quanto il dpr 158 del 1999, vale a dire il regolamento attuativo del cosiddetto «decreto Ronchi» (22/1997), considera queste attività come quelle a maggior contenuto «potenzialmente inquinante». Lo studio fa emergere che le più penalizzate, con rincari compresi tra il 20 e il 50%, rispetto a quanto finora pagato con la Tarsu, saranno anche le scuole e le case di cura.

In effetti, ci sarà un aumento della tassazione per le attività commerciali e industriali, considerato che sono soggette alla Tares anche le aree scoperte pertinenziali, che erano escluse dal pagamento sia della Tarsu che della Tia. Con riferimento ai comuni (poco meno di 7 mila) che fino allo scorso anno applicavano la Tarsu, una tabella allegata al comunicato mostra gli impatti che la Tares avrà sulle imprese, anche per via dell'obbligo di copertura integrale dei costi imposto ai comuni.

Per il presidente di Unioncamere, Dardanello, la vera differenza rispetto a quanto pagato finora, però, è legata all'applicazione della seconda componente della tassa, quella che riguarda i servizi comunali indivisibili, tra cui illuminazione pubblica, manutenzione delle strade e del verde, polizia locale e via dicendo. Del resto, una delle novità rispetto alla disciplina previgente è rappresentata proprio dall'introduzione di una maggiorazione da applicare alla tariffa, fissata nella misura di 0,30 euro al metro quadrato, che è rapportata alle dimensioni dell'unità immobiliare. Il gettito di questa addizionale è destinato a coprire i costi relativi a servizi indivisibili. Quindi, il tributo non è collegato a una specifica attività prestata dall'ente pubblico. I comuni, inoltre, con deliberazione consiliare possono aumentare la maggiorazione fino a 0,40 euro al metro quadrato. L'aumento può essere differenziato in relazione al tipo di immobile e alla sua ubicazione.

Secondo Dardanello la Tares è un tassello importante nell'attuazione del federalismo fiscale, ma «deve portare a una forte responsabilizzazione degli enti locali per una gestione più efficiente delle risorse e per una maggiore trasparenza delle tariffe». Le tariffe, si legge nel comunicato, devono servire a incentivare i comportamenti più virtuosi e penalizzare, invece, quelli più nocivi. Per fare questo, però, serve un salto di qualità nelle capacità di monitoraggio e di gestione da parte dei comuni, che devono individuare «criteri più realistici e meno presuntivi rispetto all'effettiva produzione di rifiuti». Altrimenti, l'aggravio di costi potrebbe penalizzare le imprese e peggiorare le prospettive di crescita.

Per quanto concerne l'utilizzo delle presunzioni il Consiglio di stato, sesta sezione, con la sentenza 6208/2012 (si veda ItaliaOggi di ieri), ha invece giudicato in linea con i principi comunitari il regolamento statale sul metodo normalizzato con il quale viene determinata la Tia, e che da quest'anno deve essere applicato alla Tares, che consente ai comuni l'utilizzo di criteri presuntivi non rapportati all'effettiva produzione di rifiuti. L'articolo 6 del dpr 158/1999, infatti, ai fini del calcolo della tariffa relativo alle utenze non domestiche consente di applicare un sistema presuntivo per determinare la quota variabile, rapportato alla superficie dell'utenza e al coefficiente di produzione.

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