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Dati desumibili, nuovo redditometro affievolito

del 05/01/2013
di: di Andrea Bongi
Dati desumibili, nuovo redditometro affievolito
Il decreto attuativo affievolisce il nuovo redditometro. Essendo basato su dati medi desumibili da indagini socio-economiche, contro l'accertamento sintetico il contribuente potrà infatti dimostrare non soltanto il possesso di redditi esenti o tassati alla fonte, ma anche e soprattutto, il diverso ammontare delle spese sostenute rispetto a quelle attribuite e stimate dall'ufficio.

Anche l'accumulo di risparmio formatosi nell'anno potrà inoltre far scattare il redditometro. Quest'ultimo costituisce infatti uno degli ulteriori elementi sulla base di quali l'Agenzia delle entrate avrà facoltà di determinare sinteticamente il reddito complessivo delle persone fisiche.

Sono alcuni dei passaggi chiave del decreto del ministro dell'economia del 24 dicembre 2012, pubblicato in G.U. n. 3 del 4 gennaio 2013, che, in ossequio alle previsioni contenute nel quinto comma dell'articolo 38 del dpr 600/73, ha individuato gli elementi indicativi di capacità contributiva e il loro contenuto induttivo nonché le tipologie di nuclei familiari rilevanti ai fini del nuovo redditometro. Nel nuovo redditometro non ci saranno dunque soltanto i dati «certi» contenuti nell'anagrafe tributaria ma troveranno spazio anche i dati desumibili dalle medie matematiche e statistiche diffuse dall'Istat o dalle risultanze di analisi e studi socio economici, anche di settore. Ciò conferma le impressioni formulate da più parti circa l'avvicinamento dello strumento di accertamento sintetico a quello degli studi di settore con il conseguente indebolimento delle presunzioni sottostanti. Il decreto, atteso da quasi tre anni, dà il via libera definitivo agli accertamenti sintetici basati sulla nuova formulazione dell'articolo 38 del dpr 600/73 con decorrenza dal periodo d'imposta 2009.

La scansione temporale del decreto potrebbe costituire uno dei principali talloni di Achille del nuovo accertamento sintetico, tenendo conto infatti che nell'ultima revisione dello strumento avvenuta ad opera della legge 431/1991 il decreto attuativo uscì praticamente in diretta (dm 10/9/1992).

Per il resto il decreto attuativo di ieri conferma quelle che erano già state le anticipazioni fornite dalle Entrate nel corso della presentazione del Redditest dello scorso 20 novembre.

Tuttavia alcune definizioni contenute nel testo normativo devono essere ovviamente rimarcate perché segneranno la storia degli accertamenti sintetici del prossimo futuro.

In primo luogo il decreto individua e definisce il concetto di elemento indicativo di capacità contributiva. Con esso deve intendersi, recita il secondo comma dell'articolo 2 del provvedimento «la spesa sostenuta dal contribuente per l'acquisizione di servizi e di beni e per il relativo mantenimento». Nella tabella allegata al decreto di euro sono individuati gli oltre cento elementi e voci di spesa che costituiscono gli elementi indicativi stessi. La lista di tali elementi non deve tuttavia considerarsi chiusa, poiché come recita il successivo articolo 6 del decreto anche elementi di capacità contributiva diversi da quelli contenuti nella tabella A potranno essere presi a riferimento ai fini della determinazione sintetica del reddito del contribuente. Il contenuto induttivo di ciascun elemento di spesa, cioè la sua capacità di trasformarsi in reddito presunto, è invece determinato tenendo conto della spesa media per gruppi e categorie di consumi del nucleo familiare di appartenenza del contribuente desumibile dall'indagine annuale sui consumi delle famiglie effettuata dall'Istat. Quando alcuni beni o servizi rilevanti potranno essere desunti, oltre che dalle citate indagini socio economiche, anche da informazioni presenti in anagrafe tributaria il decreto prevede che ai fini della ricostruzione sintetica del reddito l'ufficio debba sempre considerare il valore più elevato. Non si può non rilevare una evidente stortura in questo ultimo ragionamento che finirà per pesare in termini di credibilità e valenza presuntiva del nuovo strumento di accertamento. Se infatti esiste un dato certo relativo a una determinata tipologia di spesa, pare davvero inverosimile costruire l'accertamento su un dato semplicemente stimato solo perché il secondo risulta maggiore del primo. Tutto ciò alla luce anche di quanto contenuto nell'articolo 4 del decreto che, in tema di prova contraria opponibile dal contribuente alla ricostruzione sintetica del suo reddito, ammette anche la dimostrazione di aver sostenuto un diverso ammontare delle spese attribuite. Quest'ultimo tipo di prova è invece da sempre considerata un vero e proprio tabù nei confronti del vecchio redditometro per il quale vigeva e vige tuttora, una rigidità assoluta degli elementi di spesa tabellari. C'è poi il capitolo del risparmio. Il suo accumulo nel corso dell'anno, recita l'articolo 1 del decreto ministeriale di ieri, costituisce elemento che si aggiunge a quelli inseriti nella già citata tabella A e può concorrere alla determinazione del reddito sintetico del contribuente. Se quindi spendere e consumare il reddito è fonte di innesco del redditometro del futuro anche l'atteggiamento opposto, ovvero risparmiare, potrebbe far scattare l'accertamento. Anche gli investimenti effettuati nell'anno potranno concorrere alla formazione del reddito sintetico. Questi ultimi tuttavia dovranno essere depurati dai disinvestimenti dell'anno stesso e da quelli effettuati nei quattro anni precedenti.

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