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Accertamento fiscale banca, cumulare ricavi e costi

del 03/01/2013
di: La Redazione
Accertamento fiscale banca, cumulare ricavi e costi
L'accertamento fiscale fondato sulle movimentazioni bancarie dei soci e della società, in ossequio ai principi costituzionali di capacità contributiva non può limitarsi ad accertare maggiori ricavi senza attribuire corrispondenti costi. Sono le conclusioni a cui è pervenuta la Ctr del Lazio nella sentenza n.311/38/12, depositata lo scorso 29 novembre. La decisione riveste caratteri di novità, in quanto associa il riconoscimento di un incidenza percentuale di costi a fronte dei maggiori ricavi ipotizzati, ai sensi del primo comma dell'art. 32 dpr 600/73, dalla somma dei prelevamenti bancari e degli importi riscossi che non trovano corrispondenza con i dati contabili della società.

La vertenza trae origine da un accertamento eseguito in capo a una società in nome collettivo di Montefiascone (Vt), attraverso il quale l'amministrazione presumeva maggiori ricavi dalle movimentazioni bancarie relative ai conti correnti dei soci e della stessa società. L'accertamento veniva posto all'attenzione dei primi giudici, con ricorso presentato alla Ctp di Viterbo che lo accoglieva completamente; il contenzioso proseguiva, poi, nel successivo grado di giudizio. I contenuti della pronuncia di secondo grado, con dispositivo di parziale accoglimento dell'appello proposto dall'Ufficio finanziario, hanno un tenore differente rispetto alle conclusioni del giudice di prime cure. I giudici d'appello, collegandosi alla sentenza della Corte costituzionale n.225/05, nonché alle indicazioni di cautela fornite dalla stessa A.F. con la Circolare 32/E del 2006, riconoscono una componente negativa relativa ai maggiori costi in percentuale dei maggiori ricavi accertati in capo alla società. L'articolo 32 del Dpr 600/73, al punto 2) del primo comma, legittima gli uffici dell'amministrazione finanziaria a operare una presunzione legale secondo cui «sono altresì posti come ricavi (...) i prelevamenti o gli importi riscossi nell'ambito dei predetti rapporti od operazioni» (bancarie), che non trovino corrispondenze o giustificazioni nell'impianto contabile dell'accertato. Al cospetto di tali accertamenti, gli orientamenti sinora prevalenti nella giurisprudenza tributaria concordano nell'assegnare piena legittimità all'accertamento fiscale, salvo il diritto di giustificare queste movimentazioni.

È interessante, invece, il ragionamento operato dai giudici regionali di Roma, che ritengono comunque predominante il principio di capacità contributiva statuito dalla Costituzione. «In ossequio al principio di capacità contributiva», si legge nella sentenza, «nonché delle indicazioni di cautela fornite dalla stessa A.F. con la circolare 32/E del 2006, la Commissione, ritiene applicabile il principio per il quale, in relazione ai maggiori ricavi accertati, si deve tener conto dell'incidenza percentuale di costi relativi, i quali vanno dunque detratti dall'ammontare dell' accertato». Di conseguenza, la Ctr ha ridotto l'importo accertato, riconoscendo maggiori costi nella misura del 30% «percentuale che risulta equa in considerazione delle movimentazioni bancarie riscontrate».

Benito Fuoco e Nicola Fuoco

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