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Arriva annullamento automatico delle cartelle

del 29/12/2012
di: La Redazione
Arriva annullamento automatico delle cartelle
Dalla legge di stabilità arriva l'annullamento automatico delle cartelle di pagamento. I contribuenti potranno ora attivarsi nei confronti dei concessionari della riscossione per chiedere la sospensione prima e l'annullamento poi, delle cartelle di pagamento ricevute.È bene precisare fin da subito che il nuovo istituto introdotto dalla legge di stabilità 2013 appare difficilmente compatibile e coordinabile con l'attuale sistema della riscossione e con le altre procedure di tutela del contribuente previste nel nostro ordinamento quali, ad esempio, l'autotutela e la sospensione in via amministrativa degli atti.

Per certi versi inoltre la procedura introdotta dalla legge di stabilità ricalca quanto già adottato dalla società capogruppo della riscossione con la direttiva n.10/2010, nella quale si è già introdotto un modello di dichiarazione a cura del contribuente finalizzato appunto al blocco della riscossione o all'annullamento e discarico dell'intera posizione, in caso di sentenze favorevoli, sgravi disposti dall'ente creditore ecc.

Ciò premesso, vediamo ora come si articola la nuova procedura. In primo luogo occorre precisare che la stessa deve essere necessariamente attivata dal contribuente entro il termine di novanta giorni dalla notifica da parte di Equitalia del primo atto di riscossione, generalmente la cartella di pagamento, o di un atto della procedura cautelare o esecutiva. Entro il suddetto termine il contribuente dovrà presentare al concessionario della riscossione una dichiarazione, anche con modalità telematiche, attraverso la quale dovrà documentare l'esistenza di una causa che rende improcedibile la riscossione delle somme iscritte nei ruoli. Tali circostanze, si legge nel testo normativo, potranno consistere nell'intervenuta prescrizione o decadenza del diritto di credito, in un provvedimento di sgravio, in un provvedimento di sospensione in via amministrativa o giudiziale, in una sentenza che annulla, in tutto o in parte la pretesa erariale, in un pagamento effettuato da parte del contribuente, o in qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito sotteso. Una volta ricevuta la dichiarazione del contribuente contenente una delle suddette cause, il concessionario della riscossione, entro i dieci giorni successivi al ricevimento stesso, dovrà tramettere all'ente creditore copia della documentazione ricevuta al fine di avere o meno conferma delle circostanze addotte dalla parte. Entro i sessanta giorni successivi l'ente creditore è tenuto, dice la norma, ad inviare al contribuente una comunicazione a mezzo raccomandata o posta elettronica certificata, con la quale si conferma la correttezza della richiesta e della documentazione allegata oppure della sua inidoneità a sospendere la riscossione. In entrambe le circostanze l'ente creditore dovrà dare immediata notizia anche al concessionario della riscossione inviando allo stesso il provvedimento di sospensione o sgravio in caso di accoglimento dell'istanza del contribuente oppure invitarlo alla ripresa dell'attività di recupero del credito qualora l'istanza non sia stata accolta.

Se l'ente creditore non risponde nel termine di 220 giorni dalla presentazione dell'istanza da parte del debitore la norma prevede come conseguenza l'annullamento di diritto delle partite iscritte a ruolo e il discarico automatico dei relativi ruoli a carico del debitore. Ciò significa che il silenzio dell'ente creditore alla richiesta del contribuente finisce per creare in capo a quest'ultimo il silenzio assenso circa la sua richiesta di annullamento dell'importo azionato dal concessionario della riscossione. Per evitare abusi o utilizzi distorti della nuova procedura la norma sanziona pesantemente il contribuente che presenti documentazione falsa applicando, a carico dello stesso, una sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento delle somme dovute con un minimo di euro 258. Queste sanzioni, alle quali possono aggiungersi anche quelle di natura penale, dovrebbero evitare utilizzi pretestuosi o meramente dilatori della nuova procedura di sospensione e/o annullamento dei debiti a ruolo. Il rischio della formazione del silenzio assenso, se da un lato dovrebbe fungere da molla per azionare sempre e comunque una puntuale risposta degli enti creditori, dall'altro potrebbe bloccare oltre modo le attività dell'agente della riscossione nelle more delle risposte dell'ente.

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