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L'elusione fiscale con recupero a maglie larghe

del 27/12/2012
di: La Redazione
L'elusione fiscale con recupero a maglie larghe
L'amministrazione finanziaria può contestare al contribuente l'elusione fiscale, recuperando le maggiori imposte, nel caso l'operazione commerciale ha uno scopo diverso rispetto a quello contrattualizzato. Infatti, commette abuso del diritto la società che ha come unico fine la commercializzazione dei beni di un produttore: si tratta di una cessione di ramo d'azienda soggetta a imposta di registro e non a Iva. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 23584 del 19 dicembre 2012, ha respinto il ricorso del curatore fallimentare di un'azienda che aveva come unico scopo sociale quello di vendere i beni di un produttore.

Insomma, ad avviso della sezione tributaria, che ha ritenuto corretta la decisione della Ctr la società che aveva ricevuto in comodato tutti i beni del produttore e che come uno scopo aveva quello della vendita degli stessi, aveva in realtà celato una cessione d'azienda facendola passare per un contratto di comodato. Ora, secondo i supremi giudici, il vero scopo dell'operazione commerciale prevale sull'assetto cartolare ed è quindi contestabile l'abuso del diritto. Infatti, «l'autonomia contrattuale e la rilevanza degli effetti giuridici dei singoli negozi (e non anche di quelli economici, riferiti alla fattispecie globale) restano necessariamente circoscritti alla regolamentazione formale degli interessi delle parti. Altrimenti, finirebbero per sovvertire i criteri impositivi». Fra l'altro, l'articolo 20 del testo unico sull'imposta di registro costituisce un indubbio indice rivelatore di criteri di qualificazione autonomi rispetto alle ordinarie ipostasi interpretative civilistiche, attesa la preminenza del principio generale antiabuso.

Debora Alberici

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