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Sdoganati con limiti gli accordi prematrimoniali

del 22/12/2012
di: di Debora Alberici
Sdoganati con limiti gli accordi prematrimoniali
La Cassazione sdogana, a certe condizioni, gli accordi prematrimoniali. Infatti, in caso di fallimento del matrimonio è valida la scrittura privata redatta dai nubendi il giorno prima delle nozze, secondo cui la ex deve cedere al marito l'immobile di sua proprietà, quale indennizzo delle spese sostenute da questo per la ristrutturazione di altro immobile adibito a casa coniugale. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza 23713 del 21 dicembre 2012, ha respinto il ricorso della ex moglie contro la decisione della Corte d'appello di Ancona che ha dichiarato valido ed efficace, nei confronti del marito, l'impegno negoziale della donna. La prima sezione civile, in linea con la Corte marchigiana, ha ritenuto legittimo il trasferimento della casa, in base a tale accordo redatto e firmato dai due prima della cerimonia, ritenendo la scrittura un accordo o meglio un vero e proprio contratto caratterizzato da prestazioni e controprestazioni tra loro proporzionali. Infatti, «ai sensi dell'art. 1197 Cc il debitore non può liberarsi eseguendo una prestazione diversa da quella dovuta, salvo che il creditore vi consenta; l'obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita».

In questo caso, il trasferimento dell'immobile costituisce un adempimento, con l'accordo del creditore, rispetto all'obbligo di restituzione delle somme spese per la sistemazione di altro immobile, adibito a casa coniugale: secondo la Suprema corte la condizione, nella specie sospensiva (il «fallimento» del matrimonio) non può essere meramente potestativa ai sensi dell'art. 1355 Cc e cioè dipendere dalla mera volontà di uno dei contraenti. «La condizione», spiega ancora Piazza Cavour, «neppure può porsi in contrasto con norme imperative, l'ordine pubblico, il buon costume. E tuttavia, nel caso, essa appare pienamente conforme a tale disposizione, ove si consideri che in costanza di matrimonio (e prima della crisi familiare) opera tra i coniugi il dovere reciproco di contribuzione: il linguaggio comune spiega il significato a esso attribuito dal legislatore, è la parte che ciascuno conferisce, con cui si concorre, si coopera a una spesa, al raggiungimento di un fine».

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