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Nei Suap Cdc due pratiche su tre viaggiano online

del 21/12/2012
di: Carlo De Vincentiis
Nei Suap Cdc due pratiche su tre viaggiano online
A fine novembre erano 2.972 e al loro attivo, nel corso del 2012, hanno 37.485 pratiche in formato digitale, ad una media di 3.407 ogni mese e più di 150 al giorno, oltre la metà delle quali inviata da un intermediario titolare di apposita procura. Sono questi, in sintesi, i dati che emergono dalla fotografia dell'attività degli Sportelli unici per le attività produttive (Suap) operativi nei comuni che, in virtù di una delega o in base ad una specifica convenzione, si avvalgono del supporto operativo delle camere di commercio.

Il Suap è oggi il riferimento indispensabile dei rapporti tra imprese e pubblica amministrazione, quel punto unico di contatto voluto dalla direttiva servizi del 2006 che l'Italia ha realizzato per prima nel panorama europeo. E che, una volta attuati su tutto il territorio, potrebbe aiutare le nostre imprese a scrollarsi di dosso una parte di quel fardello burocratico che, nel 2011, ha divorato quasi 19 miliardi di euro, l'1,2% del pil.

Una sfida enorme, considerato lo scenario di norme e regolamenti in materia di attività economiche diversi (e, spesso, anche contraddittori) che caratterizza le amministrazioni locali lungo la Penisola. Basti ricordare che un'indagine sugli adempimenti amministrativi in materia di impresa, svolta a ridosso dell'avvio della riforma del Suap, ne aveva contati circa 7 mila.

A distanza di un anno e mezzo dalla sua entrata in vigore manca però un tassello importante per un bilancio obiettivo della riforma. Non è infatti ancora partito il sistema di monitoraggio previsto dal dpr 160/2010, necessario per mettere a fuoco le criticità nell'applicazione delle norme. E soprattutto per attivare quei meccanismi di emulazione tra amministrazioni e di miglioramento rispetto alle attese delle imprese che solo la trasparenza delle cifre può dare.

Stando alle prime verifiche a campione sul territorio, quello che sembra emergere è infatti l'ennesimo ritratto di un'Italia «a macchia di leopardo». Con isole virtuose dove la carta è andata definitivamente in soffitta; aree anche molto significative, per numero di imprese residenti, in cui la carta continua a convivere con la telematica; e piccoli «fortini» (il 4,2% del totale dei comuni italiani) in cui della riforma non sembra nemmeno essere giunta notizia, visto che né si sono accreditati, né hanno utilizzato lo strumento della delega alle Cdc.

In attesa del varo del monitoraggio previsto dalla riforma, alcune indicazioni interessanti vengono però dall'osservatorio sulle performance dei Suap che i comuni hanno affidato alle camere di commercio. Da un'indagine a campione svolta dall'osservatorio alla fine di novembre, emerge come due comuni su tre (il 66%) dei quasi 3 mila che hanno delegato il proprio Suap alle Camere, consentano la predisposizione e ricevano le pratiche esclusivamente online. Se si aggiungono quelli che hanno seguito un approccio più flessibile, i comuni che consentono di predisporre la pratica sia online sia scaricando la modulistica dal proprio sito arrivano al 94%; in nessun caso, in questi comuni, l'interessato è costretto a recarsi fisicamente allo sportello per ottenere il modulo da inviare al Suap.

Quanto alla fase di presentazione della pratica (oltre al 66% che la esige solo in forma telematica), un ulteriore 9% dei Suap in delega consente di scegliere tra l'invio online e a mezzo Pec, mentre un altro 13% allarga la possibilità di scelta consentendo oltre all'online e alla Pec, anche la presentazione in forma cartacea. Solo il 3% dichiara di accettare la pratica destinata al Suap esclusivamente su carta.

A interfacciarsi con il Suap telematico gestito dalle camere di commercio sono soprattutto gli intermediari che agiscono con procura delle imprese. A loro si deve oltre il 55% delle pratiche giunte tra aprile del 2011 e la fine di novembre 2012. I più attivi sono risultati i consulenti, le agenzie di pratiche e gli studi associati (cui si deve la trasmissione del 67% delle pratiche).

Da questo bilancio, ancorché parziale, emergono due elementi di riflessione. Il primo è che l'esistenza di un'infrastruttura collaudata di front-office completamente telematico (come quella delle camere di commercio), ha indubbiamente favorito una diffusa convergenza dei comportamenti dei comuni verso modalità esclusivamente o prevalentemente telematiche. Una sorta di «moral suasion» digitale dettata dalla praticità delle soluzioni e dalla concreta verifica che un Suap telematico, come quello disegnato dalla riforma, non solo è possibile ma funziona davvero.

La seconda è che una maggiore e più approfondita conoscenza delle performance di tutti i Suap – attraverso l'avvio del monitoraggio ministeriale – è indispensabile perché una «digital suasion» altrettanto efficace possa prendere corpo e incoraggiare le amministrazioni, in tutto o in parte, ancora inadempienti a muoversi sempre più nel rispetto della normativa.

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