Consulenza o Preventivo Gratuito

Ordini contro la legge delle professioni senz'albo

del 21/12/2012
di: Pagina a cura di Benedetta Pacelli
Ordini contro la legge delle professioni senz'albo
Non ha fatto in tempo a essere approvata dal Parlamento, che la legge per le professioni senza albo comincia a essere investita da fior fior di polemiche. Specie da quelle categorie professionali, rappresentanti del settore fiscale o sanitario (non medico), che non avendo attività riservate per legge sono le più preoccupate degli effetti della nuova regolamentazione. E all'orizzonte c'è infatti già lo spettro di ricorsi giudiziari. Primo tra tutti quello annunciato dagli psicologi. «Stiamo valutando», tuona il presidente del Consiglio nazionale di categoria Giuseppe Luigi Palma, «tutte le azioni possibili, ricorsi e quant'altro, contro un provvedimento che apre scenari a dir poco inquietanti. Nel 2013 questa legge scellerata inizierà a produrre i suoi devastanti effetti: tutti stiano certi che la nostra vigilanza sarà massima, pronti come siamo, a controllare con ogni possibile mezzo che siano tutelati i sacrosanti diritti dei cittadini». Del resto, la platea degli interessati è potenzialmente sconfinata, una buona parte proprio rappresentata da soggetti impegnati alla cura alla persona e afferenti l'area sanitaria. La stessa maggiormente investita dal fenomeno dell'abusivismo e in attesa di una regolamentazione specifica. Da oltre sei anni, infatti, 22 professioni sanitarie attendono un riconoscimento (la legge n. 43/2006 aveva conferito una delega al governo, mai attuata per la nascita di una serie di albi). Si tratta di categorie affini ma regolamentate in modo diverso: gli infermieri, le ostetriche e i tecnici sanitari di radiologia medica sono, infatti, già aggregati in collegi e federazioni, le restanti in associazioni. Per i primi si tratta di trasformare i loro collegi in ordini, per i secondi, invece, di dargli una rappresentanza istituzionale. E proprio dal Coordinamento delle professioni sanitarie arriva un duro attacco al ministro della salute Renato Balduzzi per un'approvazione che «palesa una grave e ingiustificabile contraddizione. Si regolamentano associazioni professionali non riconosciute e non si ordinano invece quelle già regolamentate?», dice Antonio Bortone presidente del Coordinamento. Del resto l'applicazione di questa norma anche nell'ambito della salute significa, secondo Palma, «che lo Stato rinuncia, apertamente ed esplicitamente, a garantire un'adeguata formazione dei professionisti ed abbandona ogni controllo sui livelli qualitativi delle loro prestazioni: abdica alla fondamentale funzione di responsabile della salute dei cittadini». Ma non solo salute, perché sono anche altre categorie professionali a puntare il dito contro la norma. «Il danno», sostiene per esempio il presidente dell'Associazione nazionale dei commercialisti Marco Cuchel, «non è tanto aver dato ad attività qualificate un ambito nel quale possano muoversi e siano riconoscibili, piuttosto, quello di aver creato un sistema a due velocità». Non è la concorrenza che fa paura ai professionisti, sostiene Cuchel, «ma la possibilità che sarà data a chi esercita la nostra stessa attività, di poterlo fare avvalendosi di regole molto più lasche rispetto a quelle che governano la nostra professione».
vota