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Imprese e categorie, un patto di recupero aree urbane

del 21/12/2012
di: di Simona D'Alessio
Imprese e categorie, un patto di recupero aree urbane
Un'intesa per il recupero della qualità della vita nelle aree urbane, usufruendo delle risorse del Piano nazionale per le città 2012-2017: 224 milioni di euro in partenza, diventati 2 miliardi grazie a un fondo che comprende la promozione dell'housing sociale. A sottoscriverla Confcommercio, Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, Associazione dei costruttori edili (Ance) e Unioncamere, pronti a sostenere riqualificazione abitativa e crescita imprenditoriale in ogni parte d'Italia, e a collaborare con i ministeri delle infrastrutture e dello sviluppo economico per definire regole e modelli per attuare i processi. Sullo sfondo, il settore delle costruzioni soffre pesantemente: nel 2012 gli investimenti registrano un calo del 7,6% in termini reali, e si prevede che a fine 2013 avrà perso in sei anni circa il 30%, mentre dall'inizio della crisi sono sfumati 360 mila posti di lavoro, che arrivano a 550 mila unendo i comparti collegati. Da qui la scelta di cogliere l'occasione del Patto, la cui dotazione sarà usata ricorrendo al nuovo strumento dei Contratti di valorizzazione urbana, sottoscritti fra pubblico e privati; difatti, sottolineano i promotori nel corso di una conferenza stampa, a Roma, «centri storici e periferie costituiscono i luoghi dove le attività s'insediano, operano e possono prosperare. Il problema della desertificazione di questi luoghi va affrontato seriamente».

Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance, si scaglia contro una norma della legge 134/2012 sulla responsabilità solidale-fiscale con l'appaltatore perché «è ingiusto continuare a scaricare su soggetti privati compiti che dovrebbero essere dello Stato. Va soppressa». Guarda alla campagna elettorale Leopoldo Freyrie (architetti): «Chiederemo ai partiti impegni su messa in sicurezza del paese, incentivi fiscali e strumenti finanziari per chi vuole ristrutturare casa, semplificazione e uniformità normativa». Per Carlo Sangalli (Confcommercio), il maggior gettito dell'Imu «deve tornare a imprese e famiglie. Così, si potrebbe derubricare l'ipotesi dell'aumento Iva da luglio 2013». Infine, a Ferruccio Dardanello (Unioncamere) sta a cuore che il commercio trovi «attenzione nell'agenda del futuro governo».

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