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Iva per operazioni extraUe, fatture senza eccezioni

del 21/12/2012
di: di Franco Ricca
Iva per operazioni extraUe, fatture senza eccezioni
Fattura senza eccezioni per le operazioni extraUe. Dal 1° gennaio, i soggetti stabiliti in Italia dovranno fatturare anche le cessioni di beni e le prestazioni di servizi che si collocano al di fuori dell'ambito territoriale di applicazione della direttiva Iva. È una vera e propria rivoluzione copernicana, quella prevista dalle norme del dl «salva infrazioni» confluite nel disegno di legge di stabilità (che dopo l'ok del senato sarà approvato definitivamente oggi dalla camera), dato che finora queste operazioni erano assolutamente escluse dall'obbligo di emissione della fattura. Ma l'estensione dell'obbligo interessa, sia pure in modo più limitato, anche le operazioni effettuate in altri paesi dell'Ue. Vediamo più da vicino le novità, che riguarderanno le operazioni effettuate a partire dal prossimo 1° gennaio.

La nuova disposizione. Tra le numerose modifiche in materia di fatturazione introdotte per recepire la direttiva 2010/45/Ue, quelle contenute nel nuovo comma 6-bis aggiunto all'art. 21 del dpr 633/72 fanno obbligo ai soggetti passivi stabiliti nel territorio dello stato di emettere la fattura anche per le tipologie seguenti operazioni non soggette all'imposta per carenza del requisito della territorialità:

a) cessioni di beni e prestazioni di servizi, diverse da quelle di cui all'articolo 10, nn. da 1) a 4) e 9), effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore dell'imposta in un altro stato membro dell'Ue, indicando sulla fattura l'annotazione «inversione contabile»;

b) cessioni di beni e prestazioni di servizi che si considerano effettuate fuori dell'Ue, indicando sulla fattura l'annotazione «operazione non soggetta».

In caso di inosservanza, si applicherà la sanzione dell'art. 6, comma 2, dlgs n. 471/97, la cui portata è stata estesa, appunto, all'omessa documentazione di operazioni «non soggette».

Operazioni Ue. Per le operazioni sub a), la nuova disposizione, in sostanza, estende oggettivamente l'obbligo di fatturazione, finora previsto soltanto per le prestazioni di servizi generiche rese a soggetti passivi identificati in altri paesi Ue, a tutte le operazioni (cessioni e prestazioni) territoriali in altro stato membro per le quali, analogamente alle predette prestazioni generiche, l'imposta sia dovuta dal destinatario con il meccanismo dell'inversione contabile. Per verificare la sussistenza o meno dell'obbligo, quindi, occorre previamente accertare chi sia il debitore dell'imposta in base alla disciplina dello stato membro di tassazione:

- se debitore è il destinatario dell'operazione, il fornitore nazionale deve emettere fattura in regime di «inversione contabile», ai sensi dell'art. 21, comma 6-bis.

- se debitore è invece il fornitore nazionale, questi sarà tenuto a identificarsi ai fini Iva e a fatturare l'operazione secondo la normativa dello stato membro, per cui non dovrà emettere (anche) la fattura «italiana».

Operazioni extraUe. Nell'ipotesi sub b), la situazione è più semplice: il fornitore stabilito in Italia che effettua un'operazione che, secondo i criteri di territorialità, si considera effettuata fuori dell'Ue, deve in ogni caso emettere fattura «non soggetta», ai sensi dell'art. 21, comma 6-bis. Può trattarsi, per esempio, della prestazione di servizi generici a soggetti passivi extraUe, oppure di un lavoro edile su un immobile situato in un paese extraUe, oppure di una cessione di beni allo stato estero. In quest'ultimo caso, peraltro, se il cessionario è un operatore stabilito in un paese «black list», scatterà anche l'obbligo di effettuare la comunicazione di cui all'art. 1, dl 40/2010, fino ad oggi insussistente per effetto dell'inesistenza dell'obbligo di fatturazione e registrazione.

Riflessi sul volume d'affari. L'ampliamento degli obblighi di fatturazione si tradurrà automaticamente nell'aumento del volume d'affari dei soggetti che effettuano le suddette operazioni extraterritoriali, con conseguente possibile pregiudizio sulla fruizione di varie disposizioni agevolative (liquidazioni trimestrali, accesso al regime per cassa, presupposto del rimborso collegato alla percentuale di operazioni non imponibili rispetto al fatturato ecc.). Gli effetti sono stati invece sterilizzati sulla determinazione dello status di «esportatore abituale», ai cui fini è infatti stabilito che non si tiene conto, nel volume d'affari, delle operazioni di cui al comma 6-bis dell'art. 21.

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