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Imu, comuni generosi sull'aliquota prima casa

del 19/12/2012
di: Sergio Trovato
Imu, comuni generosi sull'aliquota prima casa
Tre comuni su quattro non hanno incrementato l'aliquota Imu sull'abitazione principale. Solo il 25% dei comuni l'ha aumentata di un punto percentuale. Ma solo il 6,5% l'ha ridotta. È quanto emerge da un'analisi fatta dalla fondazione Ifel sulle scelte operate dai comuni, resa nota con un comunicato diffuso ieri che è possibile consultare sul sito dell'istituto (www.fondazioneifel.it).

Nella nota allegata al comunicato sono indicate le aliquote applicate, il gettito conseguito e l'impatto in corrispondenza dei tagli subiti dai comuni nel 2012. L'analisi pone in rilievo le principali aliquote adottate dai comuni per abitazioni principali e altri immobili, nonché le differenziazioni di aliquote e detrazioni per alcuni tipi di immobili. Nel comunicato viene evidenziato che i comuni, fra tagli e nuove entrate, non hanno incrementato la propria capacità di spesa. L'Imu ha garantito al saldo di bilancio dello stato poste positive per 15,6 miliardi. Di queste somme, 8,3 miliardi derivano dalla quota di tributo versata allo stato. Mentre gli altri 7,3 miliardi sono il frutto della riduzione dei trasferimenti erariali.

Una particolare attenzione viene rivolta alle aliquote medie deliberate per l'abitazione principale, distinguendo i comuni per area geografica e classe dimensionale. Del resto, per le unità immobiliari adibite a prima casa è previsto ex lege un trattamento agevolato e, tendenzialmente, anche a livello politico locale si tende, se non a diminuire, quantomeno a non aumentare l'imposizione rispetto ad altre categorie di immobili. Non a caso dall'analisi emerge che in media l'incremento dell'aliquota per le abitazioni principali è pari a 0,44 punti, vale a dire il 10,9% di aumento rispetto all'aliquota di base. L'incremento maggiore si è manifestato nelle aree del centro e nelle grandi città. Invece nel Sud, soprattutto nei comuni medi e piccoli, l'aumento medio dell'aliquota, si legge nella nota, «è mitigato da una rilevante quota di comuni che la diminuiscono (8-9%)». In effetti, va ricordato che questi immobili dal 2008 al 2011 hanno fruito dell'esenzione Ici. Dal 2012 è invece prevista solo un'agevolazione fiscale con applicazione di un'aliquota ridotta del 4 per mille, che i comuni possono aumentare o diminuire di 2 punti percentuali, e una detrazione di 200 euro, che può essere maggiorata di 50 euro per ogni figlio che risieda anagraficamente e dimori abitualmente nell'immobile, fino a un massimo di 400 euro, al netto della detrazione ordinaria. Mentre l'aliquota di base per tutti gli altri immobili, a partire dalle seconde case, è fissata nella misura del 7,6 per mille, che gli enti locali possono aumentare o diminuire di 3 punti percentuali.

Infatti, il quadro cambia per le altre tipologie di immobili, poiché la media di aumento dell'aliquota si attesta su 1,73 punti. Quindi, con un 22,79% di incremento rispetto all'aliquota di base. Anche per questi immobili la scelta di aumentare le aliquote è maggiore nelle aree del centro e nelle grandi città. È invece emersa dall'analisi una tendenza a non appesantire eccessivamente l'imposizione nei comuni medio piccoli, specialmente al Sud.

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