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Manager, formano reddito i soldi prestati alla moglie

del 18/12/2012
di: Debora Alberici
Manager, formano reddito i soldi prestati alla moglie
Le somme prestate dal manager alla moglie si presumono reddito imponibile se incoerenti con il reddito dichiarato. È quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 23293 del 17 dicembre 2012.

La sezione tributaria del Palazzaccio ha quindi respinto il ricorso presentato da un manager che aveva prestato alla moglie una grossa somma di denaro, somma con la quale lei aveva comprato un appartamento. Poi aveva chiesto e ottenuto dalla banca un mutuo con il quale aveva restituito il denaro al consorte.

Ma in tutta l'operazione commerciale c'era un'incongruenza: le somme erogate alla partner erano superiori al reddito dichiarato. Per questo l'amministrazione finanziaria ha spiccato un accertamento. L'uomo non si è difeso con dati precisi dimostrando la provenienza del denaro. Quindi la commissione tributaria provinciale cui lui si è rivolto per ottenere l'annullamento dell'atto impositivo ha respinto ogni istanza confermando le valutazioni fatte dall'amministrazione finanziaria.

Stessa sorte in Ctr. Ora la Cassazione ha reso definitivo il verdetto. Infatti la sesta sezione tributaria ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal contribuente. Il manager si era difeso sostenendo che l'onere di provare la provenienza del denaro incombesse sull'amministrazione finanziaria e non su di lui. Ad avviso degli Ermellini, che hanno invece respinto la tesi, spetta al contribuente tracciare il flusso di denaro. Si incardina perfettamente in questa linea interpretativa una sentenza depositata dalla Cassazione tre giorni fa, la n. 23037, secondo cui i versamenti fatti al professionista da un'impresa sono imponibili dal fisco come reddito diverso a meno che il contribuente non riesca a fornire, con prova certa, che il passaggio di denaro ha un'altra natura, per esempio la restituzione di un prestito. Fra l'altro la testimonianza dell'autore del pagamento pro-contribuente è del tutto insufficiente. Insomma i giudici con l'Ermellino hanno accolto la tesi dell'Agenzia delle entrate. La vicenda riguarda un professionista che aveva ricevuto un'ispezione della Guardia di finanza. Da un controllo incrociato con una piccola impresa erano risultati dei pagamenti. Il fisco li aveva imputati a redditi diversi rispetto all'attività professionale.

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