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Studi di settore, perde quota l'accertamento induttivo

del 15/12/2012
di: Debora Alberici
Studi di settore, perde quota l'accertamento induttivo
Perde ancora quota l'accertamento induttivo secondo gli studi di settore. Infatti gli standard sono inapplicabili all'azienda che dichiara poco se l'utile lordo è in linea con le sue dimensioni.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 23070 del 14 dicembre 2012, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.

La vicenda riguarda una piccola azienda che, durante il primo anno e in piena fase di start-up aveva dichiarato un reddito lordo molto basso, discostandosi dalla soglia fissata con i parametri.

Per questo il fisco aveva notificato un accertamento delle imposte sui redditi. Ma il contribuente, intervenuto al contraddittorio, si era difeso sostenendo di essere in una fase iniziale dell'attività e di avere delle dimensioni ridotte.

Sulla base di questi motivi la Ctp ha annullato l'atto impositivo. Stessa sorte in secondo grado. Ora la Suprema corte ha reso definitiva la decisione motivando che la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è «ex lege» determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli «standards» in sé considerati - meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività - ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente con il contribuente.

L'esito del confronto con il cittadino, tuttavia, non condiziona l'impugnabilità dell'accertamento, potendo il giudice tributario liberamente valutare tanto l'applicabilità degli studi di settore al caso concreto, «da dimostrarsi dall'ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all'invito al contraddittorio in sede amministrativa, restando inerte».

Ora in questo caso specifico, ha spiegato la Corte, la ctr si è allineata a questo orientamento avendo ricostruito che l'utile lordo, risultante dal modello unico era il 27% dei ricavi ed «è in linea con la struttura dell'azienda».

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