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Il governo vuole dalla Tobin tax oltre un miliardo

del 15/12/2012
di: Giuseppe Di Vittorio
Il governo vuole dalla Tobin tax oltre un miliardo
Il governo mette nero su bianco i conti sulla Tobin tax: spera di ricavare 1,004 miliardi di euro per il 2013 dalla tassa sulle transazioni finanziarie, il 20% in più nel 2014 (1,214 miliardi) e poco meno nel 2015 (1,201 miliardi). Lo si legge nella relazione di accompagnamento all'emendamento presentato in commissione bilancio al Senato alla legge di Stabilità. La struttura appare però piuttosto debole. Il grosso degli introiti, 770 milioni di euro, dovrebbe infatti arrivare dalla negoziazione di azioni scambiate sui mercati over the counter. Luoghi di scambio non regolamentati per intenderci. Per quale motivo, però, una grossa banca d'affari o un fondo di investimento dovrebbe essere interessato a comprare azioni italiane quando sono fiscalmente più costose di tutti gli altri titoli europei ad esclusione dei francesi? Vanno poi sollevati dubbi di carattere strutturale. Un investitore estero dovrebbe mettere in piedi una struttura di calcolo e versamento dell'imposta da girare al fisco italiano. Non si riesce a comprenderne il motivo. Al di là delle perplessità, tornando ai numeri forniti dal Tesoro, la componente azionaria dovrebbe produrre complessivamente 987 milioni di euro, i derivati 16 milioni di euro. Il trading ad alta frequenza, infine, dovrebbe assicurare 400 mila euro. Oltre alla tassa sulle transazioni il governo ha infatti proposto un'imposta sugli ordini modificati e cancellati inoltrati da software iperveloci. Ricordiamo, dal punto di vista della struttura del prelievo, che il governo ha proposto la tassazione degli scambi di azioni e derivati italiani. Le prime verranno colpite con un tassa dello 0,10%, i secondi con una tariffa che cambia a seconda del valore del contratto. In caso di scambi fuori dai mercati regolamentati l'aliquota passa allo 0,20% sulle azioni, le tariffe sui derivati vengono invece quintuplicate. Proprio ieri l'ultima modifica ha portato a 200 euro la tariffa massima applicata. L'intraday è esplicitamente escluso. Le operazione aperte e chiuse in giornata esclusivamente sui titoli azionari e non sui derivati non sono comprese nella base imponibile. Il Governo ha cercato su questo aspetto, quindi, di garantire la liquidità e la continuità funzionale dei mercati. Le tasse pagate non saranno poi deducibili ai fini delle imposte sui redditi: Ires, Irap e Irpef. Passando ai soggetti passivi e all'oggetto dell'imposta i tecnici del governo confermano che la tassa andrà pagata da chiunque, residenti e non residenti, in qualsiasi luogo avverrà la transazione. Resta da capire come farà il fisco italiano a far valere le sue ragioni su un soggetto estero (per esempio inglese) che effettua la transazione con una controparte non italiana (per esempio americana) su una sede di scambio in una remota piazza finanziaria.

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