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Contribuenti: sulle cartelle occhio ai ricorsi

del 11/12/2012
di: di Andrea Bongi
Contribuenti: sulle cartelle occhio ai ricorsi
Ricorso contro la cartella di pagamento: chiamare in giudizio Equitalia anziché l'Agenzia delle entrate può costare caro, anzi carissimo al contribuente. Se oggetto del contendere è infatti l'illegittimità dell'obbligazione tributaria sottostante la cartella stessa e il contribuente notifica il ricorso solo al concessionario della riscossione senza adempiere all'ordine del giudice di chiamare in giudizio il titolare del credito, il ricorso non può che essere respinto perché inammissibile per mancata instaurazione del contraddittorio e per difetto di titolarità e legittimazione passiva di Equitalia, estranea al merito del ricorso stesso.

Sono queste, in estrema sintesi, le motivazioni con le quali la Commissione tributaria provinciale di Alessandria, con la recentissima sentenza n. 89 del 10 ottobre scorso, ha respinto un ricorso presentato da un contribuente che aveva erroneamente chiamato in causa il solo concessionario della riscossione.

Si tratta di una sentenza importante perché si presta a una serie di riflessioni in ordine alla gestione del contenzioso tributario ed alle competenze specifiche degli agenti della riscossione e degli ufficio delle entrate anche alla luce sia del nuovo istituto del reclamo di cui all'articolo 17-bis del dlgs 546/92 sia dei recenti documenti di prassi amministrativa in materia (circolare n. 12/e del 12/4/2012).

Ma torniamo ai fatti di causa.

Il contribuente dopo aver ricevuto una cartella esattoriale relativa al pagamento delle spese di giudizio liquidate in una sentenza della stessa Ctp, decide di impugnarla ritenendo la stessa illegittima non essendo ancora passata in giudicato la sentenza di condanna.

Il ricorso viene proposto unicamente nei confronti del concessionario della riscossione e non anche contro l'agenzia delle entrate, a favore della quale le spese del giudizio risultano invece liquidate.

Equitalia non si costituisce in giudizio e la commissione tributaria, rilevata la legittimazione passiva dell'agenzia delle entrate, emette specifica ordinanza ex articolo 14, comma 2, del dlgs 546/92 con la quale assegna al ricorrente il termine di 45 giorni per notificare il ricorso anche all'ufficio locale delle entrate ai fini dell'integrazione del contraddittorio.

Il contribuente non adempie a tale incombente e pertanto la commissione, riunita in udienza camerale, dichiara: il difetto di legittimazione passiva di Equitalia in relazione al contenuto del ricorso stesso ed al tempo stesso l'inammissibilità del ricorso nei confronti dell'agenzia per mancata instaurazione del contraddittorio nei suoi confronti.

Nulla viene deciso sulle spese del giudizio per il semplice motivo che non vi è stata costituzione delle parti resistenti. Per la verità scorrendo la sentenza si apprende che Equitalia, pur non essendosi costituita in giudizio ed in maniera del tutto irrituale, ha provveduto a depositare una memoria con la quale si dichiara carente di legittimazione in ordine ai motivi del ricorso.

La vicenda, seppur peculiare, è comunque emblematica. L'intreccio di competenze fra agenti della riscossione ed uffici delle entrate è elemento che il contribuente deve avere ben presente quando decide di impugnare un atto proveniente da Equitalia. Se poi il valore della lite è inferiore ai 20 mila euro deve anche ricordarsi che contro Equitalia si va direttamente in commissione tributaria mentre contro l'ufficio bisogna, obbligatoriamente, passare attraverso il reclamo. E come sempre succede quando l'obbligo è posto a carico del contribuente un errore di valutazione come quello fatto dal contribuente alessandrino nel caso in commento, può costare caro, anzi carissimo.

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