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Pratiche legali affidate solamente ai soggetti abilitati

del 08/12/2012
di: di Debora Alberici
Pratiche legali affidate solamente ai soggetti abilitati
Rischia una sanzione disciplinare l'avvocato che affida la cura dei clienti e delle pratiche dello studio a un soggetto non abilitato o cancellato dall'albo. Lo hanno stabilito le Sezioni unite civili della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 22266 del 7 dicembre 2012, hanno confermato l'avvertimento a carico di un legale che aveva affidato molte pratiche al fratello nonostante questo non fosse più iscritto all'albo. In particolare il Massimo consesso di piazza Cavour ha chiarito che agevolare l'esercizio abusivo della professione non vuol dire soltanto far discutere la causa a un soggetto non abilitato ma anche affidargli dei compiti a studio riservati all'iscritto all'albo. Dunque il collegio di legittimità ha condiviso le valutazione fatte dal Consiglio nazionale forense che avevano confermato la sanzione nonostante l'opposizione da parte del legale. Infatti, ha sostenuto la Cassazione, il motivo presentato dal professionista nella parte in cui invoca l'art. 348 c.p., sostenendo che gli atti di esercizio abusivo della professione di avvocato sono unicamente quelli compiuti davanti a un giudice, è in netto contrasto con la giurisprudenza della Corte di cassazione anche penale secondo la quale per realizzare il delitto di cui all'art. 348 c.p. è sufficiente che il soggetto non abilitato «curi pratiche legali dei clienti o predisponga ricorsi, anche senza comparire in udienza». Quindi, l'accertamento del Cnf secondo cui il legale, dominus dello studio, avrebbe consentito che il fratello frequentasse il suo studio per ricevere i propri clienti, trattando poi le relative pratiche (almeno in una occasione col legale avversario in sede di pignoramento) «è stato posto correttamente a fondamento della ritenuta responsabilità disciplinare».

Nell'affermare questo principio il Massimo consesso di Piazza Cavour ne ha ribadito un altro sulla prescrizione dell'azione disciplinare a carico degli avvocati chiarendo che la prescrizione quinquennale può in via di principio essere proposta per la prima volta o rilevata d'ufficio in sede di legittimità, sempre che non ci siano indagini di fatto da svolgere, ma in questo caso particolare l'istanza non è stata sufficientemente argomentata dall'avvocato sanzionato né nuovi elementi sono emersi dagli atti depositati al Palazzaccio. Quindi la domanda di prescrizione è stata dichiarata inammissibile.

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