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Debiti pubblica amministrazione, spazio alle professioni

del 06/12/2012
di: di Gabriele Ventura
Debiti pubblica amministrazione, spazio alle professioni
Compensazione dei crediti con la pubblica amministrazione da estendere anche ai liberi professionisti. Lo chiede Confprofessioni al Parlamento e al Governo, alla luce della bocciatura, in commissione Industria del Senato, dell'emendamento che allarga anche ai professionisti le misure su certificazione e compensazione dei crediti con enti locali, regioni ed enti sanitari. «Noi andiamo avanti», afferma il presidente, Gaetano Stella, «presenteremo un nuovo emendamento alla legge di stabilità. Si tratta di una questione di principio, prima ancora che di equità sociale». Sulla bocciatura dell'emendamento Stella afferma che si tratta di «un risultato che lascia l'amaro in bocca, che rischia di vanificare gli sforzi che abbiamo compiuto per veder riconosciuto un diritto dei professionisti. Ci siamo attivati presso il ministero dell'economia e le commissioni parlamentari competenti per consentire ai professionisti la possibilità di certificare e compensare i loro crediti verso la p.a.». «La situazione è paradossale a causa di norme poco chiare», continua Stella, «i liberi professionisti possono infatti certificare i loro crediti, ma non è prevista espressamente la compensazione». Sulla copertura finanziaria del provvedimento, Stella sottolinea che «non si tratta di una disposizione che implica maggiori oneri a carico delle finanze pubbliche, poiché si tratta di debito dello Stato già consolidato, poiché i crediti vantati dai professionisti, non prescritti, sono certi, liquidi ed esigibili». Protesta anche da parte degli architetti. Secondo il consiglio nazionale, infatti, «ancora una volta i professionisti italiani sono considerati figli di un Dio minore. L'argomentazione circa il fatto che non vi sarebbe copertura economica è assolutamente strumentale: sarebbe stato sufficiente non procedere all'allungamento di ben trent'anni delle concessioni sulle spiagge senza procedere ad una gara dalla quale si sarebbe recuperate risorse». «La questione dei ritardi», conclude la nota, «è grave soprattutto perché si somma a quella relativa all'estrema difficoltà, se non impossibilità, di accesso al credito».
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