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Tetto minimo pensionistico Inps a 45.530 euro

del 05/12/2012
di: Leonardo Comegna
Tetto minimo pensionistico Inps a 45.530 euro
Dal mese di gennaio la retribuzione minima imponibile ai fini del versamento della contribuzione previdenziale sale a 1.224 euro mensili. Il valore utile per il 2013 è frutto dell'aggiornamento Istat (stimato in un più 3%).

Retribuzione imponibile. La legge n. 389/1989 dispone che la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza non può essere inferiore all'importo delle retribuzioni stabilite da leggi, regolamenti, contratti o accordi collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, ovvero da contratti individuali, qualora ne derivi una retribuzione di importo superiore a quello previsto dal contratto collettivo. La norma, come ha a suo tempo sottolineato l'Inps, ha portata generale e quindi vincola anche quei datori di lavoro che non aderiscono (neppure di fatto) ai contratti o accordi collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale. Ciò significa che l'obbligo del versamento contributivo nel rispetto dei trattamenti retributivi previsti dai contratti collettivi, sempre che la retribuzione corrisposta non risulti di importo superiore, investe tutti i datori di lavoro. L'art. 2, comma 25, della legge n. 549/1995 ha inoltre aggiunto che in caso di pluralità di contratti collettivi per uno stesso settore, la retribuzione da assumere ai fini del minimale contributivo è quella stabilita dal contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.

I minimali. A far tempo dal 1° gennaio 1989 (è la stessa legge n. 389/1989 a sostenerlo), il minimale giornaliero da assoggettare a contributi non può comunque essere inferiore al 9,5% del trattamento minimo di pensione del fondo lavoratori dipendenti. La misura della retribuzione minima giornaliera per l'anno prossimo sarà pertanto fissata in 47,06 euro, pari al 9,5% di 495,43 euro, minimo di pensione di gennaio 2012. Lo stipendio minimo contributivo mensile (minimale giornaliero per 26) passa quindi da 1.188,20 a 1.223,71 euro. In una circolare del gennaio 1989 l'Inps ha inoltre precisato che i diversi criteri circa l'individuazione del minimale contributivo non hanno abrogato la previgente disciplina relativa alla determinazione della retribuzione minima giornaliera prevista dalla legge n. 537/1981 (i minimali che vengono aggiornati annualmente sulla base dell'indice medio del costo della vita calcolato dall'Istat). Per cui la retribuzione da assoggettare a contributi deve soddisfare una duplice condizione: rispetto della retribuzione minima imponibile fissata dai contratti di lavoro e rispetto dei minimali di salariali giornalieri stabiliti dalla legge 537/1981, in considerazione appunto della soglia minima rappresentata dal 9,5% della pensione al gennaio dell'anno interessato.

Minimale part-time. La legge n. 389/1989 ha introdotto un diverso criterio da adottare per la determinazione del limite minimo di retribuzione oraria applicabile ai fini contributivi per i lavoratori con contratto a tempo parziale. il minimale utilizzato in passato era stabilito (dall'art. 5 della legge 863/1984) in ragione di un sesto di quello giornaliero. Le attuali disposizioni prevedono invece che la retribuzione minima oraria da assumere quale base in caso di part-time, debba determinarsi rapportando alle giornate di lavoro settimanale a orario normale il minimo giornaliero, e dividendo l'importo così ottenuto per il numero delle ore di orario normale settimanale stabilito dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno. Per il calcolo del minimale orario si moltiplica il minimale giornaliero, ossia 47,06 euro per il numero delle giornate di lavoro settimanale a orario normale. L'anzidetto numero, in considerazione delle disposizioni e dei criteri vigenti in materia di minimali giornalieri, è in linea generale pari a 6, anche nei casi in cui l'orario di lavoro sia distribuito in 5 giorni; si divide il prodotto per il numero delle ore di orario normale settimanale previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno. Applicando tale criterio, considerando un orario settimanale contrattuale di 40 ore, il minimale orario part-time per il 2013 risulta di 7,06 euro (47,06 x 6: 40).

Aliquota aggiuntiva. L'art. 3-ter legge n. 438/1992 stabilisce che, a decorrere dall'1° gennaio 1993, in favore di tutti i regimi pensionistici che prevedono aliquote contributive a carico del lavoratore inferiore al 10% (nonostante l'aumento di 0,3% previsto dalla Finanziaria 2007, l'aliquota a carico del dipendente si attesta a 9,19%, ossia sotto il 10%), è dovuta una aliquota aggiuntiva nella misura di un punto percentuale sulle quote di retribuzione eccedenti il limite della prima fascia di retribuzione pensionabile (il cosiddetto tetto). Per il 2013 la prima fascia di retribuzione pensionabile sale a 45.530,00 euro). Pertanto, l'aliquota aggiuntiva predetta (1%), deve essere applicata sulla quota di retribuzione eccedente detto limite, il quale, rapportato a 12 mesi, viene mensilizzato in 3.794,00 euro.

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