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All'Archivio rapporti dati finanziari 99% via Pec

del 05/12/2012
di: Valerio Stroppa
All'Archivio rapporti dati finanziari 99% via Pec
I dati finanziari destinati all'Archivio rapporti del fisco viaggeranno via Pec nel 99% dei casi. Solo 250 intermediari degli oltre 13 mila attivi si troveranno a trasmettere file di dimensioni superiori ai 20 MB, rendendo quindi necessario l'utilizzo del canale Ftp predisposto dall'Agenzia delle entrate. Secondo le stime, tenuto conto dei meccanismi di compressione dei file, la soglia dei 20 MB sarà oltrepassata da chi detiene almeno 750 mila rapporti, perlopiù banche. I dati sono emersi ieri a Milano in un convegno organizzato da Afin, associazione di categoria che rappresenta oltre 300 finanziarie. In attesa dell'emanazione del provvedimento attuativo, che nella sua seconda versione ha incassato l'ok del garante privacy (si veda ItaliaOggi del 16 novembre 2012), Vincenzo Errico e Giuseppe Tonetti dell'Agenzia delle entrate hanno ripercorso gli sforzi compiuti per dare attuazione alla previsione introdotta dall'articolo 11 del dl n. 201/2011. È stato ricordato come la prima tornata di comunicazioni, quella cioè relativa all'anno 2011, dovrà avvenire entro il 10 aprile 2013 (quella riguardante il 2012 entro il 18 luglio 2013). Secondo gli operatori, tuttavia, alla luce della concertazione tecnica che dovrà essere avviata una volta che il provvedimento avrà visto la luce, i termini potrebbero slittare di qualche mese. Due le criticità applicative emerse dai lavori. La prima riguarda le operazioni extraconto (rimesse di denaro e cambi valuta), in quanto in molti casi i codici di identificazione fiscale presentati dai soggetti non residenti non sono corretti. Sul punto è stata avanzata l'ipotesi di una convenzione per una validazione massiva dei codici fiscali (ad oggi verificabili uno alla volta). Un altro tema interessa i soggetti che hanno affidato in outsourcing la gestione dei dati. Alla luce delle prescrizioni del garante della privacy, ciò non sarà più possibile, a meno di non mettere in piedi un meccanismo di doppia crittografia che appare poco conveniente dal punto di vista economico e operativo. Da qui l'esigenza di procedere al «richiamo» dell'attività di data management. «Siamo soddisfatti della possibilità di utilizzare la posta certificata, perché questa scelta evita di fare investimenti gravosi in infrastrutture IT», spiega Paolo Livi, presidente Afin, «chiediamo un po' di elasticità laddove i codici univoci che saranno inviati non coincidano in tutto o in parte con quelli già presenti in Anagrafe tributaria. Auspichiamo che ciò non sia un motivo di rigetto del file, ma che anzi le nuove informazioni siano «sostitutive»».

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