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Confisca al funzionario pubblico che agevola frodi

del 05/12/2012
di: Debora Alberici
Confisca al funzionario pubblico che agevola frodi
Il funzionario pubblico che, chiudendo un occhio sui controlli, agevola la frode fiscale dell'azienda risponde di concorso nel reato e non solo di favoreggiamento con la conseguenza che possono essere confiscati anche i suoi beni. Lo ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza n.46833 del 4 dicembre 2012.

La terza sezione penale ha quindi confermato la confisca su circa due milioni di euro in parte di proprietà di un funzionario pubblico che, chiudendo un occhio sui controlli nella procedura di riscossione coattiva delle imposte, aveva agevolato una maxi-frode fiscale.

La difesa dell'uomo ha presentato ricorso alla Suprema corte sostenendo l'illegittimità della misura dal momento che il coinvolgimento del dipendente pubblico non poteva essere considerato come concorso nel reato ma solo come favoreggiamento.

A questa obiezione la Cassazione ha risposto con un no chiarendo che, «il reato di favoreggiamento, sia personale, che reale, è di carattere residuale perché si configura fuori dei casi di concorso nel reato e, pertanto, solo quando la condotta dell'autore non abbia fornito un contributo causale alla commissione dell'illecito (nel senso cioè che senza quel contributo il reato o non sarebbe stato commesso)». Pertanto, nella qualificazione giuridica del fatto, è necessario verificare preventivamente la possibilità di riconoscervi gli estremi dei concorso di persona e solo se questi non ricorrono il fatto stesso può essere qualificato giuridicamente, in presenza dei presupposti di questo reato, come favoreggiamento personale o reale. Da ciò deriva, in questo caso, che sussiste senz'altro il concorso nel reato di compimento di atti fraudolenti indirizzati a sottrarre disponibilità al pagamento di imposte e non di favoreggiamento reale, stante la sistematica omissione di controlli e il rilascio di proposte favorevoli ai pagamento in favore della società evasore di somme che invece sarebbero dovute confluire nel patrimonio della società titolare del rapporto originario. Ora gli Ermellini hanno scritto la parola fine al caso, confermando la confisca sui beni del funzionario pubblico considerato un coimputato del reato di frode fiscale e non un semplice favoreggiatore.

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