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Diritto societario: l'elusione adesso si sgonfia

del 01/12/2012
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Diritto societario: l'elusione adesso si sgonfia
Non commette elusione fiscale la società immobiliare che compra un terreno mediante l'acquisto di quote dell'azienda cedente.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 21390 del 30 novembre 2012, ha accolto il ricorso di una società immobiliare il relazione al punto concernente l'abuso del diritto.

In particolare la vicenda riguarda un acquisto avvenuto prima della riforma del diritto societario. In quel periodo, hanno valutato i giudici della Cassazione, il tipo di acquisto dell'immobile era supportato anche da valide ragioni economiche e commerciali, oltrechè dal risparmio fiscale.

Ecco perchè l'esclusione della ripresa a tassazione basata sull'abuso del diritto, contrariamente a quanto aveva affermato la Ctr di Milano.

In particolare il Collegio di legittimità ha motivato sul punto che «in materia tributaria, il divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo, il quale preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l'uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione. di strumenti giuridici idonei ad ottenere un'agevolazione o un risparmio d'imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l'operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici». Questo principio trova fondamento, in tema di tributi non armonizzati (nella specie, imposte sui redditi), nei principi costituzionali di capacità contributiva e di progressività dell'imposizione, «e non contrasta con il principio della riserva di legge, non traducendosi nell'imposizione di obblighi patrimoniali non derivanti dalla legge, bensì nel disconoscimento degli effetti abusivi di negozi posti in essere al solo scopo di eludere l'applicazione di norme fiscali. Esso comporta l'inopponibilità del negozio all'Amministrazione finanziaria, per ogni profilo di indebito vantaggio tributario che il contribuente pretenda di far discendere dall'operazione elusiva».

In altri termini, il divieto di comportamenti abusivi non vale ove quelle operazioni possano spiegarsi altrimenti che con il mero conseguimento di risparmi di imposta. La prova sia del disegno elusivo sia delle modalità di manipolazione e di alterazione degli schemi negoziali classici, considerati come irragionevoli in una normale logica di mercato e perseguiti solo per pervenire a quel risultato fiscale incombe sull'Amministrazione finanziaria, mentre grava sul contribuente l'onere di allegare la esistenza di ragioni economiche alternative o concorrenti che giustifichino operazioni in quel modo strutturate.

Ora la Cassazione ha scritto la parola fine alla vicenda e, non essendo sufficienti ulteriori accertamenti, ha bocciato il recupero a tassazione del fisco.

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