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Cartelle pazze, il ddl dell'annullamento a picco

del 01/12/2012
di: di Valerio Stroppa
Cartelle pazze, il ddl dell'annullamento a picco
Il ddl cartelle pazze verso l'affossamento. La commissione finanze del senato ha infatti rinunciato ad approvare il testo in sede deliberante, dopo aver rifiutato di recepire una proposta di modifica presentata dal ministero della giustizia. Il quale ha poi però precisato che l'intervento auspicato costituisce «un suggerimento tecnico migliorativo» e che il parere espresso è comunque «non vincolante». In ogni caso, il provvedimento sembra destinato a dover passare dall'aula di Palazzo Madama. Dove, con una serie di provvedimenti urgenti o in scadenza da esaminare, potrà arrivare solo tra mesi, nella migliore delle ipotesi. Il ddl stabilisce l'annullamento di diritto delle cartelle esattoriali illegittime (perché prescritte, sbagliate, oggetto di sentenza favorevole al contribuente o di sgravio, oppure già pagate) dopo 220 giorni di inerzia dell'amministrazione a fronte dell'istanza presentata dal cittadino o impresa. Un meccanismo senza dubbio incisivo e che avrebbe dato valenza normativa alle direttive «antiburocrazia» già applicate internamente dalle società del gruppo Equitalia. Ma con il rischio che l'automatismo mettesse in pericolo la riscossione di molti enti, tra i quali i comuni, le cui procedure informative non sempre si conciliano con un termine come quello prospettato (7 mesi). Da qui la richiesta di via Arenula di specificare nel testo del provvedimento che, ad eccezione del caso di sgravio emesso dall'ente creditore, occorre riconoscere all'ente impositore il potere di iscrivere nuovamente a ruolo le somme già discaricate, a condizione che non sia decorso il termine decennale di prescrizione. Insomma, se la cartella si rivelasse illegittima, l'ente avrebbe facoltà di inviarne un'altra, stavolta corretta, al contribuente. Una richiesta definita «inaccettabile dal punto di vista politico» dal presidente della commissione finanze del senato, Mario Baldassarri (Fli). E che ha suscitato le critiche del senatore Elio Lannutti (Idv), uno dei principali sostenitori del ddl: «La proposta del governo, oltre a non essere condivisibile nel merito, vanifica il lavoro svolto dalla commissione con la fattiva collaborazione del sottosegretario Ceriani e del dottor Befera (direttore dell'Agenzia delle entrate, ndr)», chiosa Lannutti.

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