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Fisco: opportuna un'imposta sui grandi patrimoni

del 29/11/2012
di: La Redazione
Fisco: opportuna un'imposta sui grandi patrimoni
Il maggior peso fiscale gravante sul lavoro e sull'impresa e l'ampliamento dell'area delle tipologie di redditi sottoposte alla tassazione sostituiva, ovvero, in altri casi, il ricorso alle cedolari «secche», suggerisce la necessità di valutare l'ipotesi dell'adozione di un'imposta sui grandi patrimoni. Tale scelta non deriva certamente da un intento persecutorio, quanto, piuttosto, dal bisogno di reperire risorse per ridurre l'imposizione sulle imprese e sul lavoro e quindi contribuire in modo significativo a una ripresa della produzione che, in definitiva, potrebbe, nel medio termine, compensare abbondantemente il sacrificio oggi richiesto ai titolari dei quei patrimoni. Non pare in dubbio che tale ipotesi potrebbe dare il via a un fenomeno di dismissioni con conseguente riduzione di quei patrimoni e dei valori relativi cui conseguirebbe, per un verso un incremento delle tasse relative e, per altro verso, una realizzazione di plusvalenze che potrebbero consentire un successivo riacquisto. Tutte manovre, queste, che comunque avrebbero, in sede di prima fase, un effetto positivo per l'Erario e in definitiva anche per il titolari dei patrimoni in questione. Naturalmente tale imposizione non dovrebbe comprendere i beni strumentali destinati all'attività di impresa o professionale. Essa può essere realizzata secondo diverse modalità. Partendo dal presupposto che la sua implementazione richiede anche un'armonizzazione con quella degli altri Paesi europei, si potrebbe ipotizzare l'applicazione un'aliquota piuttosto modesta così da non creare distorsioni del mercato. Il merito di tale previsione, che in Francia è stata varata con un'imposta sulle donazioni e una exit tax, può essere quello di riportare a imposizione redditi non tassati in quanto investiti in acquisti patrimoniali. Una tale imposta, inoltre, non comporterebbe certamente violazione della norma costituzionale relativa alla capacità contributiva. In questo quadro va valutata anche l'ipotesi di imposizione delle rendite finanziarie, almeno di quelle che non presentano un alto tasso di rischio, quali dividendi su azioni e capital gain.
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