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Bacchettato Vendola sulle spese per il personale

del 29/11/2012
di: di Luigi Oliveri
Bacchettato Vendola sulle spese per il personale
Incostituzionale la legge regionale 1/2011, legge finanziaria della Puglia che ha previsto una serie di deroghe alle regole di risparmio sulle spese di personale imposte dal dl 98/2010, convertito in legge 122/2010.

La Corte costituzionale, con la sentenza 28 novembre 2012, n. 262, ha dato l'altolà a molteplici misure che la regione Puglia aveva previsto per assicurare particolari privilegi al personale regionale. In aperta contraddizione con le regole di contenimento della spesa imposte dalla manovra finanziaria estiva del 2010.

Incarichi di studio e consulenza. La Consulta ha in primo luogo censurato l'articolo 9, comma 1, della legge regionale pugliese, posta a derogare all'obbligo per le amministrazioni pubbliche di ridurre gli incarichi di consulenza esterni dell'80% rispetto alla spesa sostenuta nel 2009.

La legge regionale aveva escluso dal computo della riduzione «gli incarichi istituzionali di consigliere del presidente della regione Puglia», oltre che gravanti sul «bilancio vincolato». Una norma ad hoc, insomma, per lo staff presidenziale.

Secondo la Consulta, la disposizione regionale contrasta con i principi di contenimento della finanza pubblica. La regione poteva, al limite, modulare le percentuali di riduzione delle spese per incarichi esterni, contraendo le altre in modo da permettere il rispetto complessivo del saldo del taglio. La Consulta sottolinea, nella sentenza, che la regione Puglia non ha nemmeno provato a indicare, nel corso del processo, quali misure avesse adottato appunto per garantire il rispetto dell'obiettivo di finanza pubblica, compensando le spese.

Relazioni pubbliche, convegni e mostre. L'articolo 10, comma 1, della legge finanziaria regionale ha escluso dal computo della riduzione (sempre dell'80% rispetto al 2009) imposta dalla norma statale le spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza finanziate dal «bilancio vincolato».

Un artificio contabile. La legge statale, come noto, impone sic et simpliciter la riduzione di dette spese, se queste traggano il finanziamento dalle risorse pubbliche, quale che sia il riferimento contabile di bilancio.

La Corte costituzionale non manca di stigmatizzare la «genericità» del presupposto per derogare alle regole di coordinamento di finanza pubblica, consistente, come visto, nel considerare sottratte ai tagli le spese gravanti sul bilancio vincolato.

Missioni. L'articolo 11, comma 1, della legge regionale pugliese ha, ancora, cercato di mitigare gli effetti dei tagli alle spese per missioni imposte dalla manovra estiva. Anche in questo caso, la norma pugliese ha previsto una serie di esclusioni dalla base di computo, anzi, dai divieti alle spese, previsti dall'articolo 6, comma 12, della legge 122/2012.

La norma dichiarata incostituzionale ha escluso dai divieti di spesa quelle relative allo svolgimento dei compiti ispettivi (per la verità già escluse dalla legge statale), quelle gravanti sul bilancio vincolato, quelle connesse ad attività di protezione civile e le missioni relative ad attività internazionali o necessarie per la partecipazione a organismi internazionali o comunitari.

La sentenza evidenzia che alcune delle spese sottratte dal divieto dalla legge regionale, lo sono già allo stesso modo dalla legge statale: si tratta delle missioni per accordi internazionali o quelle dovute a casi eccezionali. La norma regionale è, dunque, incostituzionale nella parte relativa alla finalizzazione delle missioni ai controlli ispettivi, alle esigenze di protezione civile, per la partecipazione a organismi interistituzionali e se gravanti sul bilancio vincolato.

Collaborazioni coordinate e continuative. Ultima norma considerata incostituzionale è l'articolo 13, comma 1 che ha escluso dall'obbligo di tagliare del 50% rispetto al 2009 i costi del lavoro flessibile le collaborazioni coordinate e continuative sostenute con oneri a carico del bilancio vincolato. Anche in questo caso la Consulta ha considerato irrilevante la qualificazione contabile delle fonti di spesa e rilevato la violazione dei principi di coordinamento di finanza pubblica.

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