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Iva, esportatori abituali salvi dagli effetti negativi

del 29/11/2012
di: di Franco Ricca
Iva, esportatori abituali salvi dagli effetti negativi
L'ipertrofia del nuovo volume d'affari Iva, come rideterminato in base alle disposizioni dello schema di decreto-legge «salva-infrazioni» (prossimo all'esame del Consiglio dei ministri) che dovrebbero entrare in vigore il 1° gennaio prossimo, non avrà effetti negativi per gli esportatori abituali. Ai fini del superamento della soglia del 10% nel rapporto tra le operazioni non imponibili e il fatturato complessivo, requisito necessario per poter acquistare dai fornitori senza l'addebito dell'Iva nei limiti del plafond, il volume d'affari dovrà infatti essere depurato delle operazioni extraterritoriali per le quali dal 2013 diventerà obbligatoria l'emissione della fattura. Rispetto alla bozza di dlgs di recepimento della direttiva 2010/45/Ue predisposta in estate dall'amministrazione finanziaria, dunque, lo schema di dl prevede, almeno nei riflessi dell'agevolazione per gli esportatori abituali, la sterilizzazione dell'incremento del volume d'affari.

Operazioni soggette a fatturazione. Secondo le disposizioni vigenti, non sussiste obbligo di fatturazione per le operazioni prive del requisito della territorialità, eccetto che per le cessioni di beni in transito oppure depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale, per le quali l'emissione della fattura è obbligatoria ai sensi del comma 6 dell'art. 21 del dpr 633/72 (riguardo alle cessioni di beni depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale, peraltro, la previsione parrebbe oramai da tempo superflua, trattandosi, se non riguardano beni allo stato estero, di cessioni territoriali). Il nuovo testo dell'art. 21 che il citato schema di dl intende introdurre con effetto dal 1° gennaio 2013, tra le varie innovazioni, nel comma 6-bis prevede l'estensione dell'obbligo di fatturazione alle seguenti operazioni non soggette all'Iva ai sensi degli artt. da 7 a 7-ter (ossia per difetto di territorialità), se effettuate da soggetti passivi stabiliti nel territorio dello stato:

a) cessioni di beni e prestazioni di servizi (escluse le operazioni creditizie, assicurative e finanziarie indicate ai nn. 1, 2, 3, 4 e 9 dell'art. 10, dpr 633/72) effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore dell'imposta in un altro stato membro dell'Ue

b) cessioni di beni e prestazioni di servizi che si considerano effettuate fuori dell'Ue.

In conseguenza dell'assoggettamento all'obbligo di fatturazione, queste operazioni saranno soggette anche a registrazione/dichiarazione e concorreranno alla determinazione del volume d'affari (il quale, ai sensi del primo comma dell'art. 20 del dpr 633/72, comprende le operazioni effettuate, «registrate o soggette a registrazione» con riferimento ad un anno solare).

Integrazione della nozione di «volume d'affari». Lo schema di decreto prevede inoltre la sostituzione del secondo comma dell'art. 20 citato, al fine di includere nel volume d'affari le prestazioni di servizi cosiddette «generiche» rese nei confronti di soggetti passivi stabiliti in altri paesi Ue, prestazioni che, pur sottoposte (sinora in via speciale, dal 2013 per effetto della previsione sub a) all'obbligo di fatturazione, fino ad ora sono state espressamente escluse dal volume d'affari del contribuente.

Gli effetti. A seguito di tali modifiche, le imprese e i professionisti che effettuano cessioni e (soprattutto) prestazioni di servizi non territoriali, dal 2013 vedranno crescere l'ammontare del volume d'affari, entità che, agli effetti dell'Iva, è fondamentalmente un parametro che misura le dimensioni del contribuente, al quale sono però collegati, direttamente o indirettamente, diversi istituti. Per fare due esempi, la possibilità di eseguire le liquidazioni con cadenza trimestrale anziché mensile è riservata ai contribuenti con volume d'affari non superiore a 400 mila ovvero 700 mila euro (a seconda della tipologia di operazioni), mentre l'accesso al nuovo regime di cassa è riservato ai contribuenti con volume d'affari non superiore a 2 milioni. L'incremento del volume d'affari renderà più selettiva la fruizione di questi regimi agevolati. Ma gli effetti influenzeranno anche il calcolo del presupposto per il diritto al rimborso dell'Iva spettante a coloro che effettuano cessioni all'esportazione per oltre il 25% del fatturato, come pure l'ambito della comunicazione delle operazioni con soggetti di paesi «black list» (che abbraccerà le cessioni «allo stato estero»). Un'apposita norma sterilizzerà invece gli effetti sulla determinazione dello status di «esportatore abituale»: ai detti fini, nel volume d'affari non si dovrà tenere conto, oltre che delle cessioni di beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale (come già attualmente), delle operazioni indicate nel comma 6-bis del nuovo art. 21, elencate sopra.

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