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Il fisco prepara l'attacco contro i big di Internet

del 29/11/2012
di: di Valerio Stroppa
Il fisco prepara l'attacco contro i big di Internet
I big di internet nel mirino del Fisco. L'Agenzia delle entrate sta preparando un elenco di gruppi multinazionali attivi nel settore dell'elettronica e dell'e-commerce per calibrare meglio l'attività di controllo. L'obiettivo è combattere la pianificazione fiscale aggressiva a livello transfrontaliero, finalizzata per lo più a spostare in maniera artificiosa gli utili realizzati verso paesi con un minore carico tributario. Ad affermarlo è il sottosegretario all'economia, Vieri Ceriani, rispondendo ieri a un question time in commissione finanze alla camera. Il quesito presentato dal deputato Stefano Graziano (Pd) era secco: capire quali iniziative il governo e l'amministrazione finanziaria avessero in cantiere nei confronti delle multinazionali che «sfruttando ingegnerie finanziarie offerte da evidenti lacune nella normativa nazionale e internazionale riescono a non pagare le tasse nel nostro paese». L'interrogazione faceva poi espresso riferimento a Google e al suo meccanismo di tax planning che avrebbe consentito alla società di Mountain View di trasferire in Irlanda i profitti realizzati in Italia.

Sul punto, Ceriani ha ricordato la verifica fiscale avviata dalla Gdf di Milano nel 2007 nei confronti di Google Italy srl, poi estesa anche alle consociate estere, volta ad accertare la configurabilità in capo alla società italiana di una stabile organizzazione occulta. Tesi poi ritenuta vera da parte delle Fiamme gialle, che per il quinquennio 2002-2006 hanno rilevato redditi non dichiarati per oltre 240 milioni di euro e un'Iva dovuta di 96 milioni. Gli uomini dell'Agenzia delle entrate stanno valutando in questi giorni «la sostenibilità dei rilievi mossi nei pvc» dalla Gdf, conferma Ceriani. Peraltro, il 26 novembre 2012 il Nucleo di polizia tributaria meneghino ha avviato un'ulteriore verifica fiscale extraprogamma nei confronti di Google Italy, «finalizzata al riscontro del corretto adempimento degli obblighi fiscali in Italia». Subito dopo il question time è arrivata la replica dell'azienda americana. «Google rispetta le leggi fiscali in tutti i paesi in cui opera e siamo fiduciosi di rispettare anche la legge italiana», afferma un portavoce della società, «continueremo a collaborare con le autorità locali per rispondere alle loro domande relative a Google Italy e ai nostri servizi».

Al di là del caso specifico, il sottosegretario rileva che le fattispecie elusive richiamate nell'interrogazione «si rivelano difficilmente aggredibili attraverso le logiche tradizionali del controllo». Da qui la predisposizione di apposite liste, basate in primo luogo sulle risultanze dell'attività di tutoraggio dei grandi contribuenti, per individuare le posizioni più a rischio di evasione o di elusione «nel settore dell'elettronica e dell'e-commerce». Mentre il Dipartimento delle finanze, in rappresentanza dell'Italia, prosegue il suo impegno nei tavoli di lavoro Ocse in materia di erosione e spostamenti artificiosi di utili da uno Stato all'altro.

Conti dormienti. Il Dipartimento del tesoro sta provvedendo a effettuare i rimborsi ai titolari dei cosiddetti «conti dormienti» che ne abbiano fatto richiesta. Soltanto al termine della procedura, quindi, sarà possibile stabilire l'importo disponibile per risarcire chi è stato vittima di frodi finanziarie. È questa la risposta fornita dal Mef a Benedetto Della Vedova (Fli), che chiedeva informazioni in merito alla tempistica. Il Fondo ministeriale dedicato alla tutela dei risparmiatori truffati, infatti, è alimentato dagli importi relativi a conti, depositi e titoli che non hanno registrato alcuna movimentazione per almeno dieci anni, nonché agli assegni circolari prescritti e alle polizze vita non reclamate (e prescritte). Ceriani ricorda che «la dormienza non estingue automaticamente il diritto dell'originario titolare del rapporto». Il rimborso delle somme, infatti, può essere richiesto dal titolare o dai suoi eredi entro il relativo termine di prescrizione. Pertanto, solo dopo aver completato le restituzioni a chi ne abbia fatto domanda sarà possibile determinare le consistenze del Fondo e quindi «individuare criteri, requisiti e condizioni di ammissibilità dei risparmiatori che dovrebbero beneficiare degli indennizzi», precisa il sottosegretario.

Pagamenti elettronici. Potrebbero arrivare presto le regole per ridurre le commissioni dovute dagli esercenti sui pagamenti ricevuti tramite carta di credito o di debito. Bruno Cesario (Pt) chiedeva al governo le ragioni della mancata emanazione del dm previsto dall'articolo 12, commi 9 e 10 del dl n. 201/2011. L'intesa tra Abi, Poste, gestori dei servizi di pagamento e imprese volta a ridurre i costi delle transazioni con moneta elettronica avrebbe dovuto essere emanata entro il 1° giugno 2012. Dopo aver ripercorso tutti gli sforzi attuativi e le riunioni effettuate presso i vari ministeri, Ceriani ribadisce che «gli uffici tecnici stanno effettuando le ultime verifiche in termini di trasparenza e concorrenzialità degli effetti previsti dall'applicazione della norma regolamentare, onde provvedere alla rapida adozione del provvedimento».

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