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Ordinamento forense, presentati 211 emendamenti

del 28/11/2012
di: di Gabriele Ventura
Ordinamento forense, presentati 211 emendamenti
Pioggia di emendamenti sulla riforma forense. Sono ben 211, infatti, le proposte di modifica presentate in commissione giustizia del senato, dove è iniziato l'esame del disegno di legge che riordina la professione legale. Ieri, si è conclusa infatti l'illustrazione degli emendamenti e oggi riprenderà l'esame del ddl n. 601, che l'avvocatura, dopo il congresso forense di Bari, chiede sia approvato senza modifiche per poter evitare l'ulteriore lettura della camera, che di fatto rinvierebbe il via libera della riforma alla prossima legislatura. Sta di fatto che di emendamenti ne sono stati presentati una valanga, una parte dei quali sono stati dichiarati inammissibili dal presidente della II Commissione, Filippo Berselli. L'altro ieri, la discussione si è aperta con l'intervento di alcuni parlamentari. Pietro Ichino (Pd), ha richiamato l'attenzione della Commissione sulle modifiche inserite alla camera dei deputati all'articolo 41, riguardante i contenuti e le modalità del tirocinio, nel quale si radica la competenza della Commissione, e che a suo giudizio dà luogo a «gravi problematiche con riferimento specifico al comma 11». «La disposizione, infatti, per effetto delle modifiche inserite nel corso dell'esame dell'altro ramo del parlamento, stabilisce sostanzialmente un divieto di retribuzione a favore dei praticanti avvocati nei primi sei mesi di tirocinio. La norma è inconcepibile e trova un unico precedente in una disposizione contenuta nel codice deontologico dei Consulenti del lavoro; in nessun'altra professione, di tipo ordinistico o meno, si riscontra invece un divieto di retribuzione dei collaboratori». Anche Maurizio Castro (Pdl) ha giudicato «del tutto inappropriata la modifica inserita alla disposizione nel corso dell'esame alla camera dei deputati, che contraddice quanto stabilito nel dlgs del 14 settembre 2011 e confermato nella legge n. 92 sul mercato del lavoro». Il relatore, Pasquale Giuliano, non reputa però che la disposizione integri un divieto, e ha sottolineato che «in ogni caso essa non si riferisce a un rapporto di lavoro subordinato».
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