L'emendamento non piace però alla Lega che annuncia battaglia sul decreto legge (atteso in aula domani). Per il Carroccio, che alla camera aveva fatto approvare un emendamento per consentire la liberazione fiscale dei comuni da Equitalia approvato contro il parere del governo, si tratta di un blitz concordato tra governo e relatori per mantenere i 1.500 dipendenti di Equitalia «perdendone però 3 mila delle società di riscossione dei comuni che lavorano bene». «È uno scandalo», tuona Massimo Garavaglia, responsabile del dipartimento fisco, finanze ed enti locali della Lega Nord, «per il metodo con cui è stato presentato, 5 pagine in un decreto che parla di tutt'altro, e perché si tratta una entrata a gamba tesa nella autonomia delle amministrazioni locali che si organizzano come meglio credono e che non amano i metodi di Equitalia».
Riordino delle province. Intanto, si fa sempre più in salita la strada verso l'approvazione del decreto legge sul riordino delle province. Tra pregiudiziali di costituzionalità pendenti come una spada di Damocle e parlamentari molto attenti a non scontentare i territori di provenienza in prospettiva elettorale, il dl potrebbe finire su un binario morto al senato. Il rischio è concreto perché, nonostante la disponibilità del ministro Filippo Patroni Griffi a confrontarsi col parlamento, i tempi sono strettissimi. Il provvedimento deve essere convertito in legge entro il 5 gennaio 2013, impresa difficile, ma non impossibile a patto però che la camera dei deputati rinunci già da ora ad apportare ulteriori modifiche al testo limitandosi ad asseverare il decreto che uscirà da palazzo Madama. In che modo, è ancora tutto da definire. Perché l'ingorgo istituzionale pendente al senato impone tempi strettissimi e modifiche limitate come ha ricordato con realismo a Patroni Griffi il presidente della commissione affari costituzionali del senato Carlo Vizzini. «È sotto gli occhi di tutti il momento critico che sta attraversando la legislatura che è ormai agli sgoccioli, cosa di cui spero il governo sappia rendersi conto», ha detto Vizzini. Il termine per il deposito degli emendamenti in commissione scade il 3 dicembre, poi il decreto arriverà in aula dove però Pdl e Lega ripresenteranno la pregiudiziale di costituzionalità ritirata in commissione. Su questo Filippo Saltamartini, relatore per il Pdl è stato chiaro. Saltamartini ha spiegato di «comprendere bene» le ragioni delle Province, «soprattutto perché sono alle prese con il terzo provvedimento che le riguarda, dopo il decreto Salva-Italia e quello sulla spending review». Dal Carroccio arriva un segnale di collaborazione verso il governo. Roberto Calderoli si è detto disponibile a incontrare Patroni Griffi per riscrivere il testo.
Francesco Cerisano
