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Parcelle, l'avvocato gioca in casa

del 19/02/2010
di: di Antonio Ciccia
Parcelle, l'avvocato gioca in casa
Salvo il privilegio territoriale per il recupero delle parcelle degli avvocati: possono chiedere il decreto ingiuntivo contro il cliente moroso al giudice del tribunale dove ha sede il consiglio dell'ordine cui sono iscritti. E il console può nominare un amministratore di sostegno, non solo tutori, alle persone in situazione di menomazione fisica o psichica. Sono questi i principi affermate in due sentenza della Corte costituzionale depositate ieri 18 febbraio 2010: vediamo di analizzare le pronunce.

Avvocati privilegiati. La Consulta ha confermato l'articolo 637 del codice di procedura civile (sentenza n. 50), che permette di recuperare i crediti professionali attivando un procedimento presso il giudice del luogo dove si trova lo studio legale.

La questione nasce dal citato articolo 637 c.p.c., ai sensi del quale gli avvocati o i notai possono proporre domanda d'ingiunzione contro i propri clienti al giudice competente per valore del luogo dove ha sede il consiglio dell'ordine al cui albo sono iscritti o il consiglio notarile dal quale dipendono. Il problema è se si tratta di un privilegio incostituzionale, in quanto c'è una deroga alle regole generali in tema di incompetenza territoriale. Secondo la Cassazione, che ha sollevato la questione ci sarebbe una disparità, perché la norma attribuisce esclusivamente ai professionisti la possibilità di scegliere un foro facoltativo in alternativa a quelli ordinari. La Consulta è stata di diverso parere.

Certo la disposizione vuole favorire gli avvocati, consentendo loro di concentrare le cause, nei confronti dei clienti, nel luogo in cui ha stabilito l'organizzazione della propria attività professionale. E d'altra parte è discrezionalità del legislatore compiere scelte di questo tipo. Nel caso in esame, la finalità (di agevolare i legali) è, per la Consulta, senza dubbio idonea a giustificare il fondamento della norma e perciò esclude che essa violi il principio di ragionevolezza.

E non c'è nessuna disparità di trattamento, né rispetto agli altri cittadini e neppure rispetto ad altre categorie professionali, che non possono avvalersi della stessa norma: ogni professione, si legge nella sentenza in commento, presenta caratteri peculiari idonei a giustificarne una disciplina giuridica differenziata. La speciale agevolazione per gli avvocati ai fini del recupero dei suoi crediti per prestazioni professionali, con la possibilità di scegliere un foro che può non coincidere con la residenza o il domicilio del debitore convenuto, dunque, conclude la sentenza, non contrasta con il principio di eguaglianza, essendo e frutto di una scelta non irragionevole del legislatore.

Amministrazione di sostegno. Il console può nominare un amministratore di sostegno ai soggetti in condizione di menomazione fisica o psichica.

Lo ha precisato la Consulta con la sentenza n. 51/2010.

Nel caso specifico il Console d'Italia di Spalato, nella sua qualità di Giudice tutelare e nell'ambito di un procedimento relativo alla nomina di un amministratore di sostegno, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 34 del dpr 200/1967(Disposizioni sulle funzioni e sui poteri consolari). In particolare si è puntato il dito contro la norma citata, nella parte in cui non prevede che il capo di ufficio consolare possa servirsi dello strumento di nomina di un amministratore di sostegno, figura introdotta dalla legge 6 del 2004, essendogli invece consentito di nominare tutori e curatori. La disposizione in esame, rileva la sentenza, riconduce al potere del console, con clausola di chiusura, anche in generale tutte le funzioni ed i poteri in materia di assistenza pubblica e privata. Tale indicazione, quindi, consente agevolmente, in virtù di un'interpretazione evolutiva, di comprendere fra le funzioni attribuite quelle relative all'amministrazione di sostegno.

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