Particolarmente delicata è la situazione del Belpaese sulle discariche e i rifiuti. Meno di un mese fa l'Italia è stata condannata proprio dalla Corte di giustizia Ue a pagare un'ammenda forfettaria da 56 milioni e oltre 256 mila euro al giorno fino all'avvenuta bonifica delle centinaia di discariche illegali ancora presenti sul territorio nazionale. La Commissione Ue sta monitorando inoltre la situazione nel Lazio e in Campania. Ieri è stata contestata anche l'irregolarità delle discariche ancora non chiuse o non adeguate alle nuove norme entrate definitivamente in vigore nel 2009. Secondo le informazioni della Commissione Ue, sono 46 i siti irregolari risultati ancora operativi dopo quella data: 15 in Abruzzo, 19 in Basilicata, 2 in Campania, 4 in Friuli-Venezia Giulia, 1 per rifiuti speciali in Liguria, 5 in Puglia. La risposta italiana alla lettera di contestazione già inviata da Bruxelles ha messo in luce alcuni progressi, ma non è abbastanza.
Per quanto riguarda le alluvioni, l'Esecutivo ha mosso rilievi perché la legislazione italiana (dlgs 49/2010) esclude dalle valutazioni e dalle analisi per la gestione del rischio gli allagamenti causati da eventi non meteorologici e problemi a infrastrutture come le dighe.
Secondo Bruxelles, inoltre, la legislazione italiana (dlgs 188/2008) viene meno al recepimento dell'obbligo da parte dei produttori di indicare in modo chiaro, visibile e leggibile la presenza di sostanze tossiche come mercurio, cadmio e piombo nelle batterie. Nel recepire la direttiva sulle acque balneabili, inoltre, non ha previsto l'obbligo alla cooperazione e allo scambio di dati e informazioni tra diversi stati membri sullo stato di salute dei bacini. Insieme ad Austria e Germania, inoltre, l'Italia non è in regola sui limiti all'inquinamento da composti organici volatili contenuti nelle vernici e nei prodotti da carrozzeria.
Un altro avviso motivato è stato inviato a Roma per la sicurezza e lo stato di salute dei lavoratori. L'Ue chiede una valutazione dei rischi per tutti i lavoratori in ogni luogo di lavoro, ma la legislazione italiana, lamenta la Commissione, esonera i datori di lavoro dalle proprie responsabilità in caso delega delle funzioni.
