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Ue bacchetta l'Italia su politica di ambiente e lavoro

del 22/11/2012
di: Angelo Di Mambro
Ue bacchetta l'Italia su politica di ambiente e lavoro
Dalle discariche alle etichette delle pile, la Commissione europea bacchetta l'Italia sulle politiche dell'ambiente. Dei sei avvisi motivati, la seconda fase delle procedure di infrazione, che l'Esecutivo comunitario ha inviato a Roma in questi giorni, ben cinque sono per irregolarità nel recepimento di altrettante direttive sulla protezione dell'ambiente, uno sulla sicurezza sul lavoro. L'Italia non è in linea con le direttive sulle discariche (99/31/Ce), sulle alluvioni (2007/60/Ce), sull'etichettatura delle batterie e delle pile (2006/66/Ce), sulle acque balneabili (2006/7/Ce) e sugli inquinanti da vernici (2004/42/Ec). Bruxelles riscontra lacune anche nell'applicazione della direttiva sul miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro (89/391/Eec). Per tutte le contestazioni mosse, le autorità italiane hanno due mesi di tempo per rispondere e per evitare il deferimento alla Corte di giustizia europea.

Particolarmente delicata è la situazione del Belpaese sulle discariche e i rifiuti. Meno di un mese fa l'Italia è stata condannata proprio dalla Corte di giustizia Ue a pagare un'ammenda forfettaria da 56 milioni e oltre 256 mila euro al giorno fino all'avvenuta bonifica delle centinaia di discariche illegali ancora presenti sul territorio nazionale. La Commissione Ue sta monitorando inoltre la situazione nel Lazio e in Campania. Ieri è stata contestata anche l'irregolarità delle discariche ancora non chiuse o non adeguate alle nuove norme entrate definitivamente in vigore nel 2009. Secondo le informazioni della Commissione Ue, sono 46 i siti irregolari risultati ancora operativi dopo quella data: 15 in Abruzzo, 19 in Basilicata, 2 in Campania, 4 in Friuli-Venezia Giulia, 1 per rifiuti speciali in Liguria, 5 in Puglia. La risposta italiana alla lettera di contestazione già inviata da Bruxelles ha messo in luce alcuni progressi, ma non è abbastanza.

Per quanto riguarda le alluvioni, l'Esecutivo ha mosso rilievi perché la legislazione italiana (dlgs 49/2010) esclude dalle valutazioni e dalle analisi per la gestione del rischio gli allagamenti causati da eventi non meteorologici e problemi a infrastrutture come le dighe.

Secondo Bruxelles, inoltre, la legislazione italiana (dlgs 188/2008) viene meno al recepimento dell'obbligo da parte dei produttori di indicare in modo chiaro, visibile e leggibile la presenza di sostanze tossiche come mercurio, cadmio e piombo nelle batterie. Nel recepire la direttiva sulle acque balneabili, inoltre, non ha previsto l'obbligo alla cooperazione e allo scambio di dati e informazioni tra diversi stati membri sullo stato di salute dei bacini. Insieme ad Austria e Germania, inoltre, l'Italia non è in regola sui limiti all'inquinamento da composti organici volatili contenuti nelle vernici e nei prodotti da carrozzeria.

Un altro avviso motivato è stato inviato a Roma per la sicurezza e lo stato di salute dei lavoratori. L'Ue chiede una valutazione dei rischi per tutti i lavoratori in ogni luogo di lavoro, ma la legislazione italiana, lamenta la Commissione, esonera i datori di lavoro dalle proprie responsabilità in caso delega delle funzioni.

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