Contrasto di interessi. La novità più rilevante è certamente quella relativa al c.d. «contrasto di interessi». Una soluzione da molti invocata come possibile rimedio alla microevasione, che però trova anche numerosi detrattori (tra i quali, per esempio, il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera). L'emendamento che vede come primo firmatario Cinzia Maria Fontana (Pd) delega l'esecutivo a «emanare disposizioni per l'attuazione di misure finalizzate al contrasto d'interessi fra contribuenti, selettivo e con particolare riguardo alle aree maggiormente esposte al mancato rispetto dell'obbligazione tributaria». La formulazione piuttosto generica è stata necessaria per vincere le obiezioni del sottosegretario all'economia Vieri Ceriani, che pur manifestando qualche perplessità ai senatori della VI commissione ha dato parere favorevole. La proposta è stata votata all'unanimità. «Si tratta di un ottimo risultato», commenta Giuliano Barbolini (Pd), relatore al provvedimento, «ci siamo battuti su questo tema spiegando che non si tratta certo dell'unico modo per battere l'evasione, ma di uno strumento che può rivelarsi molto utile. Il nostro auspicio è che, senza generalizzazioni, il governo possa replicare in modo virtuoso le esperienze significative già registrate, per esempio sulle ristrutturazioni edilizie». Il dibattito sul contrasto di interessi è piuttosto acceso: agli effetti positivi dell'emersione di maggiore base imponibile, infatti, viene contrapposto il rischio che le detrazioni abbattano il gettito più della rispettiva crescita dell'Iva. Oltre che il pericolo di frodi, viste le notevoli difficoltà che avrebbero gli uffici a controllare milioni e milioni di giustificativi senza un efficace meccanismo telematico di verifica preventivo (come per esempio è stato fatto in Brasile nello stato di San Paolo).
Agenzie fiscali. La scorsa settimana la Corte dei conti ha registrato i decreti del Mef che, in attuazione della spending review, a far data dal 1° dicembre 2012 incorporano l'Agenzia del territorio nelle Entrate e l'Aams nelle Dogane (si veda ItaliaOggi del 16 novembre 2012). Con l'emendamento alla delega fiscale votato dalla commissione finanze su proposta del senatore Adriano Musi (Pd), l'efficacia dei dm viene fatta slittare di sei mesi. Nonostante il parere contrario del governo, le forze politiche hanno votato tutte a favore della proroga. A non convincere sono le stime presentate dalla Ragioneria generale dello Stato sui risparmi per le casse pubbliche dell'intera operazione. «La commissione ha inteso fornire al governo un indirizzo differente», spiega il presidente Mario Baldassarri (Fli), «assegnando un tempo congruo per valutare con maggiore approfondimento le numerose questioni e i molteplici elementi di criticità che comporta l'accorpamento. Dubbi che non sono stati fugati dalla netta contrarietà ad apportare modifiche espressa dal ministro».
Tempistica. Oggi il ddl sarà all'esame dell'aula. «La commissione ha fatto un buon lavoro che speriamo venga recepito e valorizzato dal governo», conclude Barbolini, «le modifiche apportate danno risposte puntuali sui punti critici in grado di durare e rimanere stabili nel tempo». In attesa di conoscere le decisioni di palazzo Chigi in merito all'eventuale fiducia e al testo da sottoporre, intanto, ieri il sottosegretario Ceriani ha affermato che «entro Natale la delega dovrebbe essere approvata». Dopo il via libera del senato, il ddl dovrà infatti tornare alla camera per la terza lettura.
