I «punti di forza» dell'accertamento sono tre: la «molteplicità» delle informazioni a cui si può ricorrere, un contraddittorio «basato su dati certi e situazioni di fatto, quantificate direttamente o attraverso valorizzazioni Istat», riducendo, così, la valenza delle presunzioni e una prova contraria consentita «prima della quantificazione della spesa» al contribuente; con quest'ultimo l'Agenzia ha l'obbligo di instaurare un dialogo che ha una «fase preventiva», in cui si chiede di fornire chiarimenti ed integrazione di dati su posizione reddituale e uscite sostenute, e un'eventuale ulteriore fase «per definire la ricostruzione del reddito in adesione». In vista dell'entrata in vigore del redditometro, all'inizio del 2013, le Entrate hanno effettuato un'indagine statistica che ha sollevato il velo su più di 4,3 milioni di famiglie con profili «non coerenti», elemento che, si affretta a precisare Befera, «non è automaticamente rappresentativo di un'evasione fiscale», poiché possono esserci «mille giustificazioni, ovvero redditi esenti, tassati alla fonte (di capitale), proventi da regali o donazioni ottenute»; a questi si affiancano nuclei «intorno a un milione», che a fronte di esborsi rilevanti e ricorrenti denunciano entrate prossime «allo zero». Il nuovo accertamento, che «non considera condizioni di marginalità economica», così come il ReddiTest online «fai-da-te» sono mezzi che non devono spaventare chi «spende ciò che guadagna», bensì gli evasori che «danneggiano l'economia». La simulazione ha lasciato emergere come tra le diverse categorie di lavoratori il tasso di irregolarità sia più elevato nel reddito d'impresa e nelle entrate da attività autonoma, meno consistente fra chi è soggetto a busta paga; a venire a galla, inoltre, fenomeni riconducibili a locazioni omesse o parzialmente dichiarate, nonché a «redditi in nero» di lavoratori subordinati.
Nei giorni scorsi, il premier Mario Monti aveva sostenuto come si possa fare «con efficacia il monitoraggio della ricchezza accumulata, e non solo sui redditi prodotti». E, alla domanda se il redditometro e la banca dei dati finanziari possano essere capisaldi di tale «monitoraggio», Befera risponde negativamente. Ma Salvatore Lampone (direttore per l'accertamento dell'Agenzia, subentrato qualche mese fa a Luigi Magistro) è meno netto. E spiega a ItaliaOggi: «Il redditometro è un metodo che si basa su dati presenti nell'Anagrafe tributaria, dove affluiscono una serie di informazioni da numerose fonti, fra le quali soprattutto lo spesometro. Poi, col tempo», conclude, «ci saranno anche altre fonti».
