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Il trust familiare non giudicabile come elusione

del 20/11/2012
di: di Debora Alberici
Il trust familiare non giudicabile come elusione
Il trust costituito per ragioni familiari non è elusione fiscale. Infatti è contestabile dal fisco solo nel caso in cui l'unico scopo della sua creazione sia l'indebito risparmio d'imposta.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con l'ordinanza n. 20254 del 19 novembre 2012, ha accolto il ricorso di una contribuente alla quale era stata contestata dall'amministrazione un'elusione fiscale per aver costituito un trust su un immobile di famiglia.

Ribaltando il verdetto della Ctr, la sezione tributaria ha spiegato che la figura dell'abuso del diritto in materia tributaria richiede il ricorso di due fattori. Occorre in primo luogo che il contribuente abbia conseguito una vantaggiosa ricaduta fiscale del suo operato. Ma occorre inoltre che tale vantaggio costituisca la ragione determinante dell'operazione. Cioè che non ricorrano ragioni e giustificazione economico-sociali di altra natura, o almeno che siano di rilievo inferiore. Di guisa che si possa affermare che l'operazione è stata determinata esclusivamente da ragioni fiscali.

Insomma la Ctr di Roma, spiegano i giudici con l'Ermellino, hanno sbagliato a non considerare questo secondo profilo nonostante i contribuenti avessero dedotto un insieme di ragioni economiche e familiari che a loro dire giustificavano ampiamente la costituzione del trust e l'intestazione a questo di immobili di proprietà della contribuente destinataria dell'accertamento.

Con la sentenza di ieri non si chiude definitivamente il sipario sulla vicenda. Infatti i Supremi giudici hanno rispedito gli atti in Ctr che ha ora il compito di applicare il nuovo principio enunciato in sede di legittimità. Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 26 settembre, aveva sollecitato di accogliere il ricorso della contribuente.

La sentenza depositata ieri stride con l'orientamento che si stava consolidando in questi ultimi mesi, in virtù del quale l'abuso del diritto aveva iniziato a colpire non solo le operazioni commerciali degli imprenditori ma anche quelle dei privati. Circa un anno fa la stessa Cassazione – sentenza 22716 del 2 novembre – aveva infatti affermato che è elusione fiscale donare al coniuge e ai figli la quota dell'immobile per rivenderlo subito dopo.

In quell'occasione Piazza Cavour ritenne che la donazione di una quota di un immobile a moglie e figlio, seguito dall'alienazione del bene a brevissima distanza, configura una condotta elusiva che può essere contestata dall'amministrazione in mancanza di valide giustificazioni da parte del contribuente.

Gli Ermellini, confermando le motivazioni della ctr di Milano, hanno chiarito che «pur in assenza di esplicita enunciazione come nell'ordinamento tedesco, la nozione di abuso del diritto di matrice comunitaria o costituzionale si impone anche nell'ordinamento italiano». D'altronde «la giurisprudenza comunitaria e nazionale hanno costantemente ritenuto che costituiscono abuso del diritto quelle pratiche che, pur formalmente rispettose del diritto interno o comunitario, siano mirate principalmente a ottenere benefici fiscali».

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