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Ricorso alla Corte costituzionale per salvarsi

del 20/11/2012
di: di Antonio Ciccia
Ricorso alla Corte costituzionale per salvarsi
Il tribunale di Pinerolo, provincia di Torino, per sopravvivere si appella alla Corte costituzionale. Con l'ordinanza 16 novembre 2012, del giudice Rosanna Musa, si contesta la abolizione del tribunale, rilevando l'eccesso di delega del decreto 155/2012 e anche la violazione del principio di uguaglianza e di buona amministrazione. Il caso del tribunale piemontese potrebbe essere solo l'apripista di un probabile lungo elenco di rinvii alla consulta, come, tra l'altro annunciano le associazioni degli avvocati. Ma vediamo le ragioni della ordinanza di rimessione alla corte costituzionale. Il primo profilo è l'eccesso di delega del decreto 155/2012 rispetto alla legge 148/2012. Il tribunale di Pinerolo è stato soppresso, nonostante i criteri della legge delega prescrivessero la sopravvivenza dei tribunali submetropolitani, quale è appunto Pinerolo. L'ordinanza fa poi il confronto con un altro tribunale in provincia di Torino, quello di Ivrea, che non è stato soppresso, anche se ha caratteristiche simili a quello pinerolese quanto a estensione del territorio, numero degli abitanti, carichi di lavoro e sopravvenienze. Tra l'altro nella situazione torinese rimangono due soli tribunali, Torino e Ivrea, il primo a servizio di un bacino di oltre 1.600.000 abitanti, e il secondo a servizio di poco più di 500 mila abitanti. Secondo il giudice di Pinerolo risulterebbe violato anche il principio di uguaglianza (articolo 3 costituzione) per disparità di trattamento di Pinerolo rispetto a situazioni analoghe. Altre norme costituzionali violate sarebbero l'articolo 25 e l'articolo 97. L'articolo 25 della costituzione prescrive che nessuno può essere distolto dal giudice naturale, cosa che avverrebbe in virtù di norme illegittime sul riordino della geografia giudiziaria. L'articolo 97 della costituzione prescrive il buon andamento degli uffici pubblici: l'ordinanza sottolinea che il tribunale di Pinerolo è stato appena ristrutturato spendendo circa 800 mila euro e che non vi sono stime certe dei risparmi derivanti dalla soppressione, mentre sono ben noti i costi di smantellamento e trasloco. Ma non c'è solo il Piemonte in fermento. Si attende, infatti, l'esito dei ricorsi pendenti presso i Tar Sardegna, Lazio, Emilia-Romagna e Basilicata. I numeri complessivi contano la soppressione di 31 tribunali, 220 sezioni distaccate e 600 uffici di giudici di pace, per un totale di 1.000 uffici giudiziari su 1.400 esistenti. Valutazione positiva sulla rimessione viene espressa dall'Organismo unitario dell'avvocatura. Per il presidente Maurizio de Tilla, «con il ricorso del giudice si rafforza la nostra iniziativa che vede ricorsi presentati nei Tar di tutta Italia». Quel giudice, spiega de Tilla, «ha sollevato la questione di illegittimità costituzionale sulle disposizioni della legge delega 148/2011 e del decreto legislativo 155/2011, che hanno portato alla soppressione di vari uffici giudiziari, fra i quali il tribunale e la procura di Pinerolo (attualmente quarto ufficio giudiziario del Piemonte), accorpandoli al tribunale e alla procura di Torino. La legge-delega, come abbiamo più volte ribadito, è in contrasto con gli articoli 70, 72 e 77 della Costituzione: assistiamo all'introduzione della nuova normativa nella legge di conversione di un decreto legge il cui oggetto è totalmente estraneo alla materia della riorganizzazione degli uffici giudiziari».

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