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Fabbricati rurali agevolati in categoria A/6 e D/10

del 16/11/2012
di: di Sergio Trovato
Fabbricati rurali agevolati in categoria A/6 e D/10
I fabbricati rurali possono fruire delle agevolazioni Ici solo se iscritti nelle categorie catastali A/6 e D/10. Lo ha ribadito la sezione tributaria della Corte di cassazione, con l'ordinanza 16839 del 3 ottobre 2012. Inoltre, con l'ordinanza 14103 del 3 agosto 2012, ha precisato che l'Agenzia del territorio per accertare se un fabbricato rurale strumentale posseduto da una cooperativa possa essere iscritto nella categoria catastale D/10 deve valutare se ha una funzione produttiva connessa all'attività agricola dei soci, tenuto conto delle sue caratteristiche, delle pertinenze e degli impianti installati e, in particolare, se la tipologia del complesso sia tale da renderlo insuscettibile di destinazione diversa da quella originaria se non ricorrendo a radicali trasformazioni.

Secondo i giudici di legittimità «per la dimostrazione della ruralità dei fabbricati, ai fini del trattamento esonerativo, è rilevante l'oggettiva classificazione catastale con attribuzione della relativa categoria (A/6 o D/10)». E per iscrivere l'immobile nella speciale categoria D/10 occorre stabilire se l'immobile abbia una funzione produttiva connessa all'attività agricola e possegga «caratteristiche di destinazione e tipologiche tali da non consentire, senza radicali trasformazioni, una destinazione diversa da quella per cui fu originariamente costruito». Peraltro, sempre la Cassazione (sentenza 11081/2012) ha stabilito che nonostante sia stato abrogato l'articolo 7 del dl sviluppo (70/2011), è necessario che gli immobili strumentali siano ancora iscritti nella categoria catastale D/10 per fruire delle agevolazioni fiscali. La norma imponeva infatti ai contribuenti di presentare al catasto una domanda di variazione per l'attribuzione della categoria D/10 agli immobili rurali a uso strumentale, certificando di possedere i requisiti previsti dalla legge articolo 9 del decreto legge 557/1993, convertito dalla legge 133/1994, in via continuativa, a decorrere dal quinto anno antecedente a quello di presentazione dell'istanza. Le pronunce della Cassazione, però, contrastano con quanto affermato dall'Agenzia del territorio, secondo cui, alla luce delle recenti modifiche normative, non conta la classificazione catastale per avere diritto ai benefici fiscali sia per l'Ici che per l'Imu. I fabbricati rurali possono mantenere le loro categorie catastali originarie. Secondo l'Agenzia è sufficiente l'annotazione catastale, tranne per i fabbricati che siano per loro natura censibili nella categoria D/10. Con la circolare 2/2012 ha anche fornito dei chiarimenti, relativamente a quanto disposto dal decreto ministeriale emanato il 26 luglio 2012, sugli adempimenti che devono porre in essere i titolari dei fabbricati interessati a ottenere l'annotazione negli atti catastali della ruralità, al fine di fruire anche per l'Imu dei benefici fiscali, così come disposto dall'articolo 13 del dl «salva-Italia» (201/2011). Domande e autocertificazioni necessarie per il riconoscimento del requisito di ruralità, redatte in conformità ai modelli allegati al decreto ministeriale, avrebbero dovuto essere presentate all'ufficio provinciale competente per territorio entro il 1° ottobre scorso, al fine di ottenere l'esenzione anche per gli anni pregressi.

Va ricordato che dal 2012 gli immobili adibiti ad abitazione di tipo rurale sono soggetti al pagamento dell'Imu con applicazione dell'aliquota ordinaria, a meno che non siano destinati a prima casa. Mentre per quelli strumentali, vale a dire quelli utilizzati per la manipolazione, trasformazione e vendita dei prodotti agricoli, non è più prevista l'esenzione, ma un trattamento agevolato con applicazione dell'aliquota del 2 per mille che i comuni possono ridurre all'1 per mille. È stata confermata l'esenzione solo per i fabbricati strumentali ubicati in comuni montani o parzialmente montani indicati in un elenco predisposto dall'Istat.

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