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Fisco obbligato al condono se ha perso la causa Ctp

del 16/11/2012
di: La Redazione
Fisco obbligato al condono se ha perso la causa Ctp
Fisco obbligato al condono previsto dal decreto incentivi se ha perso la causa in Ctp e Ctr. L'amministrazione finanziaria non può rifiutare la definizione agevolata della controversia con il contribuente sancita dal decreto incentivi 2010 se ha perso la causa davanti a Ctp e Ctr. Infatti la soccombenza integrale può dirsi soddisfatta alla luce dei soli verdetti di merito e a prescindere da quello di legittimità. Questo perché, ha spiegato la Corte di cassazione con la sentenza n. 19835 del 14 novembre 2012, la transazione con il fisco prevista dal decreto incentivi ha come scopo la ragionevole durata del processo. Inoltre se il fisco ha già perso il primo e il secondo grado, con buona probabilità risulterà soccombente anche in sede di legittimità. E allora perché andare avanti? Sarà meglio, ribadiscono in sentenza a più riprese i giudici con l'Ermellino, che il contribuente rinunci a far causa allo stato per le lungaggini della giustizia e paghi una parte del tributo dovuto e l'amministrazione rinuncia all'intera somma relativa alle maggiori imposte accertate. D'altronde si legge in un passaggio chiave della interessante motivazione, «il presupposto della soccombenza della amministrazione finanziaria nei primi due gradi di giudizio, richiesto dall'art. 3 comma 2-bis dl n. 40/2010 conv. in legge n. 73/2010 per la ammissibilità della istanza di definizione agevolata della lite pendente avanti la Corte di cassazione, deve intendersi riferito esclusivamente alle pronunce rese nei gradi di merito del giudizio (tre gradi, nel caso di cause svolte nella vigenza del regime processuale disciplinato dal dpr n. 636/1972), in quanto la «ratio legis» è rivolta a incentivare la sollecita definizione delle controversie tributarie per le quali sussista, secondo una valutazione prognostica ancorata dalla legge alla pregressa soccombenza, un elevato grado di probabilità di un esito infausto della lite per l'amministrazione finanziaria, con la conseguenza che rimane esclusa da tale valutazione tanto la sentenza cassata (definitivamente eliminata dalla realtà processuale), sostituita dalla pronuncia adottata nel giudizio di rinvio, tanto la sentenza della Corte che ha disposto la Cassazione dalla decisione impugnata con rinvio al giudice di merito nel medesimo grado di giudizio (art. 383 cpc; art. 63 dlgs n. 546/1992), in considerazione della specifica struttura e funzione del giudizio di legittimità volto al controllo di legalità della sentenza impugnata e non anche all'accertamento del rapporto tributario controverso.
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