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Notariato: tre misure per l'equilibrio a 50 anni

del 15/11/2012
di: La Redazione
Notariato: tre misure per l'equilibrio a 50 anni
Aumento dell'aliquota contributiva al 40%, innalzamento dei requisiti per andare in pensione e raffreddamento della rivalutazione degli assegni. Sono queste le tre leve azionate dalla Cassa di previdenza del notariato per rispettare la sostenibilità cinquantennale richiesta dalla Riforma Fornero. Tre leve che hanno dovuto fare i conti con l'evoluzione della professione che vedrà nei prossimi anni crescere il numero degli iscritti da 4985 a 6279 entro il 2016. Senza dimenticare che nei prossimi anni non ci sarà o sarà modesta la crescita degli onorari.

Il contributo. Quanto all'innalzamento del contributo previdenziale dal 33 al 40%, questo si è reso necessario per far fronte alla contingente diminuzione degli onorari di repertorio causata dalla attuale sfavorevole congiuntura economica e all'ipotesi di immissione di 500 nuovi notai, connessa alla contemporanea assegnazione di tutti i posti vacanti entro l'anno 2016 che costituisce uno scenario di massimo aggravio di oneri per il sistema. Difatti a causa della peculiarità della professione notarile e del sistema di calcolo delle pensioni, l'ingresso di un maggiore numero di notai si configura esclusivamente come un aumento di oneri pensionistici a cui non corrisponde alcun incremento contributivo. Tuttavia la Cassa ha già dimostrato, più volte in passato, di gestire l'aliquota contributiva con estrema flessibilità. Pertanto sarà possibile rimodulare l'aliquota del 40% qualora lo scenario dovesse mutare risultando, ad esempio, più favorevole a quanto ipotizzato. Per gli anni dal 2012 al 2020, in via prudenziale e per tener conto delle più recenti notizie sull'andamento della professione notarile, scrivono gli attuari, è stato ipotizzato un calo del 12% degli onorari repertoriali nel 2012. Mentre non ci sarà alcuna crescita nel biennio 2013-2014. Gli onorari dovrebbero ritornare a crescere in maniera modesta dal 2015 con uno 0,5% per poi salire all'1% nel 2016, all'1,5% nel 2017 fino ad arrivare al 3% nel 2020.

L'accesso alla pensione. A partire dal 2013 per andare in pensione serviranno 75 anni di età e 20 di anzianità contributiva (prima erano 75 anni di età con 10 di anzianità) oppure 67 anni di età e 30 di anzianità (prima erano 65 anni di età con 20 di anzianità). Resta inalterata, invece, la facoltà per gli iscritti di porsi in quiescenza a qualunque età possedendo un'anzianità di iscrizione pari ad almeno 40 anni.

La perequazione. La misura correttiva si sostanzia nel porre un tetto alla rivalutazione sia delle prestazioni in godimento che di quelle future nel modo descritto:

-se a parità di aliquota contributiva, la variazione dei contributi incassati nell'anno di riferimento rispetto al precedente è inferiore o pari a zero, la rivalutazione delle pensioni è pari a zero;

- se, a parità di aliquota contributiva, la variazione dei contributi incassati nell'anno di riferimento rispetto al precedente è inferiore all'inflazione, la rivalutazione delle pensioni è pari alla variazione percentuale dei contributi;

-se, a parità di aliquota contributiva, la variazione dei contributi incassati nell'anno di riferimento è superiore all'inflazione, la rivalutazione delle pensioni è pari all'inflazione.

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