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Pagamento corrispettivi lenti, colpa del fisco

del 13/11/2012
di: di Claudio Carpentieri*
Pagamento corrispettivi lenti, colpa del fisco
Ancora una volta i pagamenti delle imprese rischiano l'impasse. Il nuovo obbligo per il sub-appaltatore o appaltatore di certificare al proprio committente il corretto versamento delle ritenute e dell'Iva afferente all'appalto o al sub-appalto, pena appunto il mancato pagamento dei corrispettivi, sta causando gravi ripercussioni sulle imprese. Ci si riferisce all'art. 35, c. 28 e ss del dl n. 223/2006, come modificato, da ultimo, dall'articolo 13-ter del dl n. 83/2012 (c.d. decreto crescita, convertito nella l. 134/2012).

Il paradosso è che il decreto, che ha l'obiettivo di incentivare la crescita, contenga in sé una norma che contribuisce a rendere ancora più difficoltoso, per le imprese, riscuotere i propri crediti vantati nei confronti dei committenti imprese. La norma, infatti, qualora non si riuscisse a dimostrare il corretto versamento delle ritenute e dell'Iva afferente all'appalto, per le quali alla data del pagamento sono già scaduti i termini per il versamento, legittima il proprio committente a non pagare il dovuto. Il committente o appaltatore, infatti, qualora procedesse ugualmente con il pagamento, là dove l'Agenzia delle entrate riscontrasse un omesso pagamento dei tributi sopra richiamati, andrebbero incontro a questa casistica:

- l'appaltatore, diventando corresponsabile, potrebbe essere chiamato dall'Agenzia delle entrate al pagamento delle imposte non versate dal sub-appaltatore;

- il committente impresa, si esporrebbe al pagamento di una sanzione che va da 5 mila a 200 mila euro.

L'Agenzia delle entrate, con una interpretazione della norma (si veda circolare 8 ottobre 2012 n. 40/E), ha chiarito, in particolare, che l'adempimento tributario previsto a carico dell'appaltatore e del subappaltatore riguarda soltanto i pagamenti effettuati a partire dall'11 ottobre 2012, in relazione ai contratti stipulati successivamente al 12 agosto 2012.

Inoltre, sempre al fine di limitare la documentazione che l'appaltatore/sub-appaltatore deve produrre per dimostrare la regolarità dei versamenti relativi all'Iva e alle ritenute, scaduti alla data del pagamento del corrispettivo, l'Agenzia delle entrate ritiene valida una dichiarazione sostitutiva con cui l'appaltatore/sub-appaltatore attesta l'avvenuto adempimento degli obblighi richiesti dalla citata disposizione. Si tratta di una procedura alternativa all'asseverazione di un responsabile del centro di assistenza fiscale o di un soggetto abilitato.

Nonostante si sia cercato di limitare l'impatto di questa norma, restano moltissimi problemi. A partire dall'ampia definizione dell'ambito di applicazione della norma: la dizione «appalto di opere o servizi» impedisce di capire quali sono le forme contrattuali cui la norma si rende applicabile o non si rende applicabile.

Inoltre, anche la possibilità di rilasciare la certificazione sostitutiva impone alle imprese di sostenere un ulteriore onere amministrativo. È vero, infatti, che per evitare di rilasciare certificazioni mendaci aventi rilevanza penale, l'intermediario con riferimento ai soli obblighi di versamento «scaduti alla data del pagamento del corrispettivo», dovrà verificare:

- il periodo in cui è stata liquidata l'Iva relativa alle fatture riguardanti i lavori eseguiti;

- il periodo in cui sono state versate le ritenute sui redditi di lavoro dipendente;

- gli estremi del modello F24 di riferimento ai predetti versamenti;

- l'affermazione che l'Iva e le ritenute versate includono quelle riferibili al contratto di appalto/subappalto per il quale la dichiarazione viene resa.

Leggendo la norma, ci si rende conto che, ancora una volta, per punire alcuni, si è scelto di punire tutti. L'applicazione di una norma così strutturata in un momento nel quale l'esigenza è quella di semplificare gli adempimenti burocratici delle imprese, per compensare almeno l'elevata pressione fiscale, risulta difficilmente digeribile. Ma è ancora più difficile comprendere la decisione di non avere scelto solamente i settori nei quali l'evasione dell'Iva, portata avanti creando degli schermi societari per deresponsabilizzarsi dell'evasione, è più diffusa. Si scoprirà che si tratta di settori nei quali il principio di corresponsabilità si rende già applicabile (cfr articolo 60-bis del dpr n. 633/1972) ovvero, si è scelta la via dell'inversione contabile (reverse charge) che obbliga direttamente l'appaltatore, a versare l'Iva relativa alle fatture afferenti al sub appalto, con riferimento per esempio al settore dell'edilizia.

*Responsabile politiche fiscali Cna

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