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Depositi doganali, niente privilegi sull'imposta

del 09/11/2012
di: di Franco Ricca
Depositi doganali, niente privilegi sull'imposta
Agli effetti dell'Iva, i depositi doganali non sono luoghi extraterritoriali, ma appartengono al territorio dello stato membro nel quale si trovano. Di conseguenza, le cessioni di beni vincolati al regime di deposito doganale rientrano nel campo di applicazione dell'imposta, anche se possono essere esentate facoltativamente dalla normativa nazionale. È quanto chiarisce la sentenza della Corte di giustizia Ue dell'8 novembre 2012, causa C-165/11, risolvendo le questioni sollevate dai giudici slovacchi in relazione a una controversia scaturita da un accertamento con il quale l'amministrazione finanziaria aveva contestato a una società il mancato assoggettamento all'imposta delle cessioni di beni situati in un deposito doganale. I beni erano stati precedentemente importati dall'Ucraina da un'altra società, che li aveva introdotti in Slovacchia in un deposito doganale pubblico, vincolandoli al regime doganale di deposito, quindi ceduti a un'altra società che li aveva vincolati al regime sospensivo del perfezionamento attivo (per la lavorazione e la successiva riesportazione). Ultimata la trasformazione dei beni, quest'ultima società li vincolava nuovamente al regime di deposito doganale e, anziché riesportarli, li vendeva senza applicare l'Iva, ritenendo che la cessione non fosse soggetta all'imposta per mancanza del requisito territoriale. L'amministrazione notificava però l'accertamento sul presupposto che l'imposta fosse dovuta in quanto la vendita costituiva una cessione di beni effettuata sul territorio slovacco. I giudici investiti della controversia promossa dalla società, rilevato peraltro che i beni introdotti in Slovacchia non erano mai stati svincolati dal regime doganale sospensivo, dubitavano della corretta soluzione del caso e decidevano quindi di sottoporre alla Corte di giustizia alcune questioni pregiudiziali sull'interpretazione della direttiva Iva, volte a sapere se, nella situazione descritta, la vendita dei beni sia soggetta all'Iva e quale sia il fatto generatore dell'imposta. Nella sentenza, la Corte chiarisce anzitutto che, poiché le merci non erano ancora svincolate dai regimi sospensivi (deposito doganale e perfezionamento attivo) al momento della vendita, benché materialmente introdotte nel territorio dell'Ue, non hanno formato oggetto di un'importazione ai fini Iva, per cui non si è verificato il fatto generatore dell'Iva ricollegato all'importazione. Quanto al fatto se la vendita dei beni costituisca o meno una cessione a titolo oneroso effettuata nel territorio dello stato, la Corte osserva che il luogo della cessione, secondo le disposizioni della direttiva, è quello in cui i beni si trovavano al momento della vendita, ossia il deposito doganale situato in Slovacchia. In merito alla questione se un deposito doganale situato in uno stato membro si consideri territorio dello stato agli effetti dell'Iva, la Corte osserva che nessuna disposizione della direttiva Iva e del Trattato prevede l'extraterritorialità dei depositi doganali, per cui tali luoghi devono considerarsi rientranti nel territorio dello stato in cui si trovano. Ne discende che la cessione dei beni vincolati al regime del deposito doganale, anche se non ancora importati, costituisce una cessione soggetta all'Iva, poiché il fatto generatore dell'imposta si verifica nel momento in cui avviene la cessione dei beni. In conclusione, la cessione di beni che si trovano nel deposito doganale è rilevante agli effetti dell'imposta, ferma restando la facoltà dello stato membro di accordare a tale cessione il trattamento di esenzione che la direttiva consente di concedere a talune operazioni aventi ad oggetto beni assoggettati a regimi doganali sospensivi; tale circostanza dipende quindi dalle disposizioni interne e dovrà essere accertata dai giudici nazionali.

Cessioni per assimilazione. Con un'altra sentenza datata sempre 8 novembre 2012, nella causa C-299/11, la Corte risolve una questione concernente l'interpretazione della norma della direttiva Iva che consente agli stati membri di assimilare a una cessione a titolo oneroso l'utilizzazione da parte del soggetto passivo, per le esigenze della sua impresa, di un bene prodotto, costruito, estratto, lavorato, acquistato o importato nel quadro dell'impresa, qualora l'acquisto di detto bene presso un altro soggetto passivo non gli dia diritto alla detrazione dell'imposta. In forza di questa disposizione, l'amministrazione finanziaria olandese aveva notificato un accertamento ad un ente pubblico che aveva concesso in locazione ad un'associazione sportiva, in regime di esenzione dall'Iva, alcuni campi sportivi sui quali, a un certo punto, aveva fatto eseguire lavori di miglioramento per i quali non aveva detratto l'Iva. Secondo il fisco, il locatore, ai sensi della suddetta disposizione, avrebbe dovuto assoggettare ad Iva anche il valore dei terreni utilizzati nel quadro della locazione esente. Al riguardo, la Corte di giustizia ha però chiarito che l'utilizzo dei terreni può formare oggetto di imposizione sul valore dei terreni stessi soltanto nei limiti in cui tale valore non abbia ancora scontato Iva «a monte», e sempreché detti terreni non possano fruire dell'esenzione dall'imposta prevista per le cessioni di terreni non edificabili.

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