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Fisco: fatture, sproporzione tra sanzione e danno

del 08/11/2012
di: Giovanni Musso
Fisco: fatture, sproporzione tra sanzione e danno
La revisione delle sanzioni amministrative e penali è uno degli obiettivi della delega per la riforma del sistema fiscale che Monti ha assegnato al governo, oggetto di studio al senato alla commissione finanze in questi giorni.

Il principio di proporzionalità è stato sancito più volte dalla Corte di giustizia europea con alcune sentenze si ricordano la C188/09 del 29/10/2010 e la C 146 /05 del 27.09.2001. In particolare, esse affermano che gli stati membri possono scegliere le sanzioni che sembrano loro appropriate, ma tuttavia sono tenuti ad esercitare questa competenza nel rispetto del diritto comunitario e dei suoi principi generali e, di conseguenza, nel rispetto del principio di proporzionalità. Pertanto, una sanzione non deve essere sproporzionata rispetto alla gravità dell'infrazione tale da costituire un ostacolo alle libertà fondamentali previste nel Trattato Ue.

Un caso importante, dove si ravvisa una sproporzione tra sanzione irrogata e danno per l'erario è la mancata osservanza degli adempimenti di integrazione e duplice registrazione delle fatture relative ad acquisti intracomunitari che non comporta, in linea di principio, alcuna evasione d'imposta e, pertanto le violazioni in esame devono ritenersi di natura formale. Per quanto attiene all'omessa autofatturazione per i servizi su beni immobili ricevuti da un non residente, si deve ritenere che, analogamente a quanto espresso sopra, l'effettuazione dei servizi forniti da un non residente, da parte di un soggetto Iva residente in Italia risulta neutrale ai fini del tributo in quanto se, da un lato, sussiste l'obbligo per l'acquirente di procedere al versamento dell'Iva dovuta sull'operazione, dall'altro lo stesso acquirente può procedere alla detrazione dell'imposta assolta sull'acquisto dei beni ai sensi dell'art.19 del dpr n.633/1972. In effetti tale doppia registrazione si traduce, di fatto, in una compensazione delle posizioni creditorie-debitorie di identico importo. Quindi, la mancata osservanza degli adempimenti di integrazione e duplice registrazione delle fatture relative agli acquisti e servizi intracomunitari non comporta, di fatto, alcuna evasione d'imposta e quindi tali violazioni si devono ritenere di natura formale.

Tale violazione è punita, malgrado sia formale secondo l'art. 6, comma 9 bis della legge 471/97 con una sanzione dal 100% al 200% dell'Iva non evidenziata.

È chiara la illegittimità della sanzione in quanto, qualora l'Iva risulti detraibile, l'erario non ha ricevuto alcun danno, e quindi la suddetta sanzione è eccessivamente onerosa. Si potrebbe eventualmente sanzionare tale irregolarità secondo quanto previsto sempre dall'art. 6 comma 9 bis 3° periodo con l'applicazione di una sanzione amministrativa pari al 3% dell'imposta. Tale soluzione risulterebbe anche in linea con uno degli obiettivi della delega fiscale che è quello di revisionare le sanzioni secondo il criterio di proporzionalità.

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