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Abuso di diritto anche prima delle norme antielusive

del 08/11/2012
di: La Redazione
Abuso di diritto anche prima delle norme antielusive
Le operazioni commerciali che hanno come conseguenza un indebito risparmio d'imposta possono essere bollate dal fisco come abuso di diritto anche se poste in essere prima dell'entrata in vigore delle norme antielusive, e cioè l'8 novembre 1997. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 19234 del 7 novembre 2012, ha accolto il secondo motivo del ricorso presentato dall'amministrazione finanziaria. Insomma, ad avviso della Cassazione, che tende, proprio in un momento in cui è al vaglio del Parlamento un'iniziativa legislativa che fissi dei paletti all'elusione fiscale, a sganciare da una legge l'abuso del diritto, e soprattutto a sganciarlo dall'entrata in vigore delle norme classe '97 non è poi così rilevante. Decidendo sul caso di una fusione di due grandi aziende fatta con voci di patrimonio netto e non con utili netti, la sezione tributaria ha stabilito che il progetto, precedente all'entrata in vigore dell'articolo 37 bis del dpr 600 del '73, introdotto con un decreto entrato in vigore nel '97, può comunque essere bollato come operazione elusiva. L'ufficio ha quindi potuto effettuare il recupero a tassazione. Ma la ctp e la ctr hanno bocciato l'atto impositivo. Di diverso avviso la Suprema corte che, accogliendo il secondo motivo del gravame presentato dall'amministrazione finanziaria, ha chiarito che sussiste nell'ordinamento un principio generale antielusivo, la cui fonte va rinvenuta nei principi di capacità contributiva e di progressività dell'imposizione, di cui all'art. 53, Cost. che preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l'uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei a ottenere un'agevolazione o un risparmio d'imposta.
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