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Il restyling non affronta i veri nodi, futuro incerto

del 07/11/2012
di: Marco Cuchel presidente Associazione nazionale commercialisti
Il restyling non affronta i veri nodi, futuro incerto
Nella IX edizione del convegno nazionale «Pacchetto Professioni», una delle sei sessioni prevede l'analisi e le proposte in materia di «Riforma delle Professioni». La pseudo Riforma prende le mosse dal dl dell'agosto 2011, coordinato con la legge di conversione del settembre 2011, fino ad arrivare al dpr 137/2012 del 7 agosto 2012 recante «riforma degli ordini professionali». Con questa presentazione, sembrerebbe che il comparto delle professioni abbia subito un radicale stravolgimento. Tuttavia, tranne che per alcuni elementi, tutto il resto ha inciso poco o nulla, evidenziando la limitata efficacia dei provvedimenti in essa contenuti. L'effetto è stato pressoché nullo rispetto alle attese e rispetto alla tanto richiamata necessità di «regolamentazione del mercato» delle professioni. In realtà, ciò che occorre chiarire attraverso le regole è chi può fare che cosa. Stabilire nuove certezze e i perimetri al di fuori dei quali chi si colloca non ha titolo di operare, favorirebbe il rilancio di un comparto che, più di altri, sta soffrendo le conseguenze della crisi economica. Incentivare l'unione tra professionisti in studi associati, anche multidisciplinari, favorirebbe l'accesso dei giovani al mercato. Viceversa, l'introduzione delle Società tra professionisti, così come sono definite ora, mettono a repentaglio il futuro delle attività professionali, sacrificandone l'autonomia ed indipendenza a vantaggio del capitale e di quei soggetti diversi interessati ad appropriarsi di nuove fette di mercato. Per la stragrande maggioranza dei professionisti questi cambiamenti si sostanzieranno nella chiusura dell'attività, e, con la migliore delle ipotesi, essere destinati a divenire dipendenti. Altra fonte di preoccupazione è il disegno di legge che raggruppa almeno tre distinti disegni di legge, attualmente in Commissione al Senato, dopo che la Camera lo ha già licenziato lo scorso aprile, recante «disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi.» Con la sua definitiva approvazione, i cosiddetti «senz'albo» vedrebbero il riconoscimento rispetto ai terzi ed entrerebbero con un proprio profilo definito nel mondo delle professioni. Il testo prevede l'introduzione di tutta una serie di regole, quasi si volesse creare nuovi ordini anche se la finalità non è certamente questa. Almeno dal 2006 sosteniamo che occorre una «legge quadro» di riforma delle professioni che possa in qualche modo definire e regolamentare ciò che nella quotidianità già è operante e fonte di confusione per il cittadino utente. Sicuramente il nostro comparto avrebbe visto riconosciute delle specifiche competenze ed esclusivi ambiti, proprio per il fatto che si doveva necessariamente separare due soggetti diversi, anche se inseriti in un unico mercato; diversi per percorso formativo, per competenze e per l'aver sostenuto un esame di stato. Poteva essere il sistema «duale al rialzo» o comunque lo si volesse chiamare ma avrebbe permesso la determinazione di un sistema chiaro, con più livelli ma soprattutto ben definito. La mancata attuazione di questo sistema ha determinato che, per quanto ci riguarda, il mercato è rimasto sostanzialmente libero, una «prateria dove chiunque può pascolare» con pochissime esclusive e soprattutto ancor più aggredibile dall'esterno. Nonostante i nostri sforzi, questo non è stato possibile attuarlo e anche la questione della negazione del termine di «professionista», per gli aderenti alle associazioni non riconosciute, sembra essere perduta considerato che il disegno di legge in approvazione al senato è definito «disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini e collegi» ed in ogni articolo ricorrono le parole professioni e professionisti. Avremo perso un'occasione? Ci sarà tempo per recuperare? Sono queste alcune delle domande alle quali tenteremo di rispondere durante i lavori del convegno.

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