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Mediazione, necessaria una revisione del sistema

del 07/11/2012
di: Angelo Galdenzi, presidente Fondazione Commercialistitaliani
Mediazione, necessaria una revisione del sistema
L'Agenzia delle entrate, attingendo più o meno opportunamente da quanto succede in Europa, sta tentando di ridurre la modica cifra di 190 mila controversie annuali (in Francia sono circa 20 mila) contro i provvedimenti dei propri Uffici, attraverso il nuovo istituto deflativo, ai più ormai conosciuto come «Mediazione», anche se in realtà si tratta di «Reclamo e mediazione», il primo obbligatorio, la seconda facoltativa. Vero è che il nostro Paese ha una elevata propensione nel ricorrere al contenzioso, non solo a quello tributario; ma siamo veramente obbligati a constatare che i contribuenti siano tutti da classificare tra i «litigiosi», oppure sarebbe opportuno ammettere che nel sistema della Giustizia tributaria qualcosa non funzioni proprio a dovere? Si pensi agli avvisi di accertamento emessi al solo scopo di raggiungere i budgets di fine anno, ai quali l'Agenzia delle entrate è obbligatoriamente tenuta per convenzione con il Mef; all'operato degli addetti agli Uffici controllo e accertamento, che a loro volta sono pressati dai suddetti obiettivi imposti e che, probabilmente, proprio per questi motivi non ponderano appropriatamente le ragioni delle pretese su cui si fondano i loro atti di contestazione. Infine si pensi all'operato dei giudici tributari, non sempre sono portatori di specifiche competenze professionali (d'altra parte che cosa si dovrebbe pretendere per 25 euro di compenso per ciascuna sentenza depositata), che nel dubbio normativo, con le loro decisioni sembrano portati a favorire coloro che hanno effettuato le verifiche, che hanno emesso l'atto di contestazione ed infine coloro che si sono costituiti in giudizio. Il rimedio non può sicuramente essere questo nuovo istituto che obbliga il contribuente alla presentazione di una istanza di reclamo e consente agli uffici legali dell'Amministrazione finanziaria di valutare, prima che venga instaurato il contenzioso, tutti gli elementi di difesa del contribuente che, peraltro, non potranno essere modificati in quanto proprio l'istanza di reclamo diverrà ricorso con la necessaria costituzione presso le commissioni competenti.

Certamente, in questo modo non si tutela il contribuente, specialmente conoscendo le costanti necessità di cassa che, in questi ultimi anni, hanno fatto rilevare un notevole incremento di pretese «marziane» avanzate da parte dell'Amministrazione Finanziaria, alcune volte per pochi spiccioli, altre volte per importi che hanno messo in ginocchio aziende e famiglie. A supporto di questo sconsiderato agire, ci siamo abituati ad affermazioni nelle quali si asserisce di non poter fare altrimenti rispetto al comportamento che la legge impone di tenere, salvo confortarci con la previsione che in Commissione ci verrà data ragione. La nostra Fondazione crede che se si vuole veramente ridurre il contenzioso tributario occorra una vera riforma della Giustizia tributaria, dove finalmente chi sbaglia paga, e tanto, sia esso il contribuente disonesto che il funzionario poco attento. Entrambi con i loro comportamenti cagionano danni a tutti noi cittadini. Ma per arrivare a questo è necessario garantire dei diritti fondamentali ai contribuenti, partendo dalla dipendenza della Giustizia tributaria che deve assolutamente passare dal Ministero dell'economia e delle finanze al Ministero della giustizia, così che il giudice tributario sia terzo, indipendente e imparziale, con specifiche competenze in materia tributaria e con la possibilità di avvalersi di C.T.U. come normalmente avviene in un procedimento civile.

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