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Finanziamenti ai soci, linea dura sulla bancarotta

del 07/11/2012
di: Debora Alberici
Finanziamenti ai soci, linea dura sulla bancarotta
La restituzione ai soci di finanziamenti pregressi in un momento di dissesto finanziario è comunque bancarotta per distrazione. Non solo. In aggiunta si configura la bancarotta documentale nel caso in cui la contabilità, anche se non nella sua interezza, sia stata mal tenuta. Rilevante l'irrintracciabilità dei movimenti sui conti bancari. Sono questi, in sintesi, i principi affermati dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 42710 del 6 novembre 2012. La linea dura della quinta sezione penale è ispirata da un leitmotiv ben preciso. Non privilegiare i soci rispetto agli altri creditori dell'impresa. Sul punto la sentenza richiama un precedente del 2008, sentenza n. 14908, che, pur affermando la configurabilità del delitto di bancarotta preferenziale in caso di restituzioni ai soci di finanziamenti da questi concessi in precedenza, sottolinea la necessità di tenere conto della «connotazione soggettiva specifica del dolo che assiste questi pagamenti», in uno con la prova del «volontario e specifico perseguimento dell'interesse del creditore privilegiato, a danno della restante massa creditoria». E appare evidente che, nel caso in cui il creditore si identifichi nello stesso soggetto che assume le vesti di amministratore della società, contestualmente responsabile del depauperamento della decozione e delle risorse della stessa, un atto di disposizione patrimoniale che, in costanza dello stato di insolvenza, sia diretto in suo stesso favore assume significato ben diverso e più grave rispetto alla mera volontà di privilegiare un creditore in posizione paritaria rispetto a tutti gli altri. Non è tutto. Sul fronte della bancarotta documentale la Cassazione ha ricordato che anche una tenuta parziale della contabilità può far scattare il reato, inclusa la l'irrintracciabilità dei movimenti sui conti bancari. E ancora che è penalmente rilevante l'aver trasferito parte delle scritture presso una società off shore. Con la sentenza di ieri la quinta sezione penale del Palazzaccio ha reso definitiva la condanna già pronunciata a carico di un imprenditore di Napoli per bancarotta per distrazione e documentale. L'uomo aveva reso difficile al curatore fallimentare la ricostruzione della contabilità, trasferendola in parte in una società avente sede in un paradiso fiscale. Non solo. In un momento di grave dissesto finanziario aveva rimborsato gli altri soci per finanziamenti pregressi, pregiudicando così, gli interessi della massa dei creditori.

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