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Modifiche ddl: imprese corrotte non responsabili

del 06/11/2012
di: di Fabrizio Vedana
Modifiche ddl: imprese corrotte non responsabili
La corruzione tra privati non sposa la 231: nessuna responsabilità penale ai sensi della legge 231 del 2001 per l'impresa corrotta. Pare essere questa la più diretta conseguenza delle modifiche apportate dal ddl anticorruzione all'articolo 2635 del codice civile e all'articolo 25-ter del dlgs 231/01. È emerso ieri al convegno organizzato a Milano da Transparency international durante il quale è stata anche offerta una prima lettura delle nuove disposizioni introdotte dal disegno di legge anticorruzione a tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (trattasi del cosiddetto whistleblowing). Il disegno di legge «Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione», dopo un complesso iter parlamentare, è stato approvato definitivamente dalla camera, anche mediante il ricorso al voto di fiducia, il 31 ottobre scorso ed è ora in attesa ella pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Il ddl anticorruzione oltre a riscrivere le norme sulla corruzione nella pubblica amministrazione introduce anche il reato di corruzione tra privati. A tal fine viene sostituito il vecchio articolo 2635 del codice civile con il quale si disciplinava il reato di infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità con un nuovo articolo ora rubricato «Corruzione tra privati» e composto da 5 commi. Il primo comma sanziona l'amministratore, il direttore e i sindaci che ricevono per sé o per altri denaro o altre utilità; il secondo comma sanziona il dipendente della società che riceve denaro o altra utilità. I primi due commi quindi sanzionano i corrotti. Il terzo comma sanziona, invece, chi da o promette denaro o altra utilità ad amministratori, direttori, sindaci o dipendenti di un'azienda; il comma 3 sanziona cioè il corruttore. Il comma 4 prevede il raddoppio delle pene se si tratta (vuoi nella veste di corrotto vuoi nella veste corruttore) di società quotate o aventi titoli diffusi tra il pubblico. Infine il comma 5 prevede che per il reato di corruzione si proceda a querela della parte offesa fatta salva l'ipotesi che dalla condotta illecita derivi una distorsione della concorrenza. E sin qui si può dire che il ddl anticorruzione ha fatto bene. I problemi nascono leggendo l'articolo 1, comma 77, nel quale si prevede la modifica al dlgs 231/01 (legge sulla responsabilità penale delle imprese). Il ddl anticorruzione in tal caso va ad aggiungere nel dlgs 231/01, all'articolo 25-ter, comma 1, la lettera s-bis prevedendo la responsabilità penale dell'azienda (che si aggiunge a quella personale di amministratori, direttori, sindaci e dipendenti) al solo reato di cui al terzo comma dell'articolo 2635 del codice civile. Ciò significa, come emerso ieri nel corso dell'incontro milanese, che per le sole imprese che corrompono altre imprese sono previste sanzioni amministrative da 200 a 400 quote (ovvero centinaia di migliaia di euro) mentre nessuna sanzione è prevista per le imprese che vengono corrotte.

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