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Pochi risparmi dall'eliminazione delle giunte

del 03/11/2012
di: La Redazione
Pochi risparmi dall'eliminazione delle giunte
Il decreto sul riordino delle province anticipa il cortocircuito organizzativo ed istituzionale derivante dalla soppressione delle giunte.

Indubbiamente, questa appare l'unica misura concretamente in grado di ottenere qualche risparmio, da una riforma i cui effetti finanziari sono sostanzialmente nulli. La Ragioneria generale dello stato non aveva nemmeno quotato risparmi dalle norme sulle province contenute nella legge 135/2012. Il comunicato stampa del governo sul decreto candidamente ha ammesso che gli effetti finanziari si conosceranno solo al termine del processo. La soppressione degli assessori comporterà qualche risparmio sulle indennità.

Ma, al di là di questo risultato, comunque infinitesimale, la soppressione delle giunte apre la stura a problemi operativi piuttosto rilevanti.

Il decreto prevede che il mandato degli organi di governo delle province nelle regioni a statuto ordinario cessi il 31 dicembre 2013. Di conseguenza, a decorrere dal 1° gennaio 2013 la giunta è soppressa e le relative competenze sono svolte dal presidente della provincia, che può delegarle a un numero di consiglieri provinciali non superiore a tre.

Si tratta di una previsione in aperto contrasto con le logiche del dlgs 267/2000, che ha previsto una rigorosa separazione delle funzioni degli organi di governo. I consigli hanno una prevalente funzione di programmazione generale e controllo sui risultati degli organi maggiormente operativi, giunte e sindaci o presidenti della provincia.

L'assegnazione di deleghe ai consiglieri provinciali ovviamente rompe questo equilibrio e rende parte dei componenti dell'organo di controllo, coinvolti nella funzione dell'organo controllato.

Il decreto avrebbe potuto correggere uno dei tanti vizi della riforma delle province, consistente proprio nella conservazione del consiglio e nella soppressione delle giunte. Una volta che il consiglio provinciale non sarà più eletto direttamente dai cittadini, la funzione di rappresentatività e di programmazione generale sarà sostanzialmente persa e irrilevante. D'altra parte, anche nel precedente regime le funzioni dei consigli provinciali non sono particolarmente pregnanti, specie se confrontate con quelle dei consigli comunali. Tanto sarebbe valso, allora, mantenere le giunte, pur riducendo il numero degli assessori, per consentire una conduzione operativa collegiale.

In ogni caso, non si comprende cosa, in realtà, il presidente della provincia possa delegare. Il presidente della provincia, a differenza del sindaco, non ha proprie competenze da delegare a nessun altro organo. La giunta, da parte sua, ai sensi dell'articolo 48 del dlgs degli enti locali «collabora con il sindaco o con il presidente della provincia nel governo del comune o della provincia ed opera attraverso deliberazioni collegiali». La giunta è, dunque, un organo esclusivamente collegiale, di supporto all'organo monocratico. La figura dell'assessore non ha alcuna autonomia individuale e l'assessore non è un organo.

A ben vedere, la «delega» ai consiglieri provinciali altro non sarebbe se non la ricostituzione di una mini-giunta, composta esclusivamente da consiglieri, visto che il singolo consigliere non potrebbe certamente disporre di poteri e competenze maggiori di quanti non ne abbiano mai avuti gli assessori.

La norma si presterà evidentemente a interpretazioni e prassi molto differenziate, contribuendo alla sensazione di caos istituzionale causato dal decreto.

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