Consulenza o Preventivo Gratuito

Estinzione del rapporto solo con c/c aperto altrove

del 03/11/2012
di: La Redazione
Estinzione del rapporto solo con c/c aperto altrove
L'estinzione del rapporto con conseguente restituzione della liquidità presente sullo stesso dovrà avvenire solo per quei clienti che dispongano di un conto corrente presso altra banca. In caso contrario la banca bloccherà il rapporto e relativa operatività sullo stesso.

In presenza di un deposito titoli la banca dovrà trasferire i titoli senza dover procedere a un'autonoma e discrezionale vendita coattiva degli stessi.

Il trasferimento della liquidità del conto sul quale non è stato possibile effettuare adeguata verifica potrà avvenire solo su un conto di una banca italiana: bandito il trasferimento su un conto estero.

Sono alcuni dei chiarimenti forniti in occasione dell'annuale Focus sull'antiriciclaggio di Unione fiduciaria. Molteplici le problematiche applicative sollevate (che succede se il cliente non ha un conto presso altra banca/intermediario? Valgono anche i conti esteri? La banca/intermediario ricevente come deve interpretare il messaggio in ottica Sos? Operativamente è corretto bloccare tutti i rapporti o prevedere un blocco o un semplice alert interno per ogni cliente senza adeguata verifica?) ma che dovrebbero trovare risposta nella prossima circolare di chiarimenti in corso di redazione da parte del Mef.

In ogni caso, il vero significato applicativo del nuovo comma 1bis (che nella sostanza risulta: «L'intermediario si è attivato nei confronti del cliente il quale, però, non ha fornito la piena e giusta collaborazione») è da ricercare (e trovare) nel precedente comma 1 e nell'art. 22 del medesimo decreto 231.

In sostanza, per i clienti «vecchi», ovvero già tali ante entrata in vigore della nuova normativa (29 12 2007), l'adeguata verifica deve essere eseguita in considerazione di due elementi distinti e disposti dall'art. 22: 1) il profilo di rischio del cliente 2) il verificarsi della c.d. «prima occasione utile».

In ordine al primo punto, vale evidenziare che il cliente «vecchio» con un profilo di rischio (attribuito ai sensi dell'art. 20 del decreto) alto o medio doveva essere sottoposto all'adeguata verifica in realtà già a partire dal 30 dicembre 2007 (o quantomeno successivamente alle modifiche apportate alla normativa nel 2009) sulla scorta di un piano di verifica programmato dall'intermediario e, in particolare, dal responsabile della funzione antiriciclaggio.

Nella scala dei soggetti per i quali recuperare l'adeguata verifica, quindi, dovrebbero aver trovato (o troveranno) priorità i clienti con rischio più alto e le persone giuridiche (in quanto maggiormente operanti attraverso un titolare effettivo).

In merito al concetto di «primo contatto utile» viene precisato che non si intende certamente quando l'intermediario potrà/vorrà in base alle sue esigenze ma la prima volta che lo stesso «incontrerà» il cliente.

Per sintetizzare: o che il cliente sia stato «richiamato» presso l'intermediario sulla scorta del profilo di rischio o che il cliente si sia presentato in occasione del primo contatto utile, a cinque anni dall'entrata in vigore della nuova normativa, l'adeguata verifica l'intermediario dovrebbe averla acquisita per tutti ad esclusione dei clienti che risultano riluttanti nella sottoscrizione della medesima e come tali assoggettabili al disposto del nuovo comma 1bis dell'art. 23.

Di rilievo l'ennesima (questa volta risolutiva) speranza relativa alla definitiva emanazione del provvedimento firmato da Banca d'Italia concernente le modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela previsto per le prossime settimane.

Di ulteriore interesse è risultata l'analisi del vicedirettore Uif relativamente alla revisione datata 2012 delle raccomandazioni emanate dal Gafi, in rispetto a determinate linee di intervento ovvero: la nuova strutturazione delle raccomandazioni (con specifica inclusione dei principi legati al finanziamento del terrorismo e alla proliferazione di armi di distruzione di massa), l'ampliamento dei reati presupposto (con l'inserimento obbligatorio dei reati fiscali per tutti i paesi), la sistematizzazione del «risk-based approach», la migliore specificazione delle misure di adeguata verifica della clientela, il rafforzamento delle misure relative ai «Peps» (ampliamento a quelli domestici e a quelli di enti internazionali), la maggiore trasparenza di enti e società («legal - beneficial ownership») e l'ampliamento dei poteri delle autorità competenti e il potenziamento della collaborazione (nazionale e internazionale).

Dall'Agenzia delle entrate confermata infine la rilevanza dei reati fiscali quali presupposto del reato di riciclaggio così come definito ai fini del decreto 231/2007 e chiarito dalle modifiche apportate al decreto 74/2000 dalla manovra finanziaria 2011, e, soprattutto così come auspicato dal Gafi attraverso le nuove raccomandazioni.

vota