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Commercio agroalimentare, si cambia registro

del 31/10/2012
di: di Fabio Giordano
Commercio agroalimentare, si cambia registro
Ha preso avvio lo scorso 24 ottobre, seppure circondata da molte incertezze, la nuova disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari contenuta nell'art. 62 del dl 1/2012, convertito con modificazioni dalla legge 27/2012, che recepisce la direttiva comunitaria n. 2011/7/Ue relativa ai ritardi nei pagamenti delle transazioni commerciali.

La legge è accompagnata dal decreto attuativo emanato dal ministro delle politiche agricole alimentari e forestali del 19/10/2012 che, se da un lato ha chiarito e semplificato numerosi aspetti interpretativi e applicativi, dall'altro non è riuscito a risolvere tutti i dubbi che erano stati sollevati dagli addetti ai lavori.

La norma introduce tre principi:

1)obbligo di stipula del contratto in forma scritta, seppure in forma libera e senza obbligo di sottoscrizione, con l'indicazione, a pena di nullità, della durata, delle quantità e delle caratteristiche del prodotto venduto, del prezzo, delle modalità di consegna e di pagamento (il decreto attuativo prevede espressamente che queste ultime informazioni possono essere contenute anche nei documenti di trasporto o consegna, nella fattura o negli ordini di acquisto);

2)divieto di porre in essere pratiche commerciali sleali (si consiglia di leggere il contenuto dell'Allegato A che elenca con estremo dettaglio le «pratiche sleali» vietate);

3)pagamento del corrispettivo per le merci deteriorabili entro il termine legale di trenta giorni e per tutte le altre merci entro il termine di sessanta giorni, con obbligo (previsto dal decreto attuativo) di fatturazione distinta in relazione ai diversi termini.

Ma la parte più interessante riguarda l'aspetto sanzionatorio, infatti:

  • il contraente, a eccezione del consumatore finale, che contravviene agli obblighi di cui al punto 1) è sottoposto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 516,00 a euro 20.000,00;

  • il contraente, a eccezione del consumatore finale, che contravviene agli obblighi di cui al punto 2) è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 516,00 a euro 3.000,00;

  • il mancato rispetto, da parte del debitore, dei termini di pagamento stabiliti al punto 3) è punito con sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a euro 500.000.

    Va detto, e questo è un elemento fondante della norma, che l'accertamento delle violazioni delle suddette disposizioni può essere effettuato d'ufficio dall'Autorità garante per la concorrenza e il mercato (organo incaricato della vigilanza sull'applicazione delle presenti disposizioni e all'irrogazione delle sanzioni ivi previste) e per essa dalla Guardia di finanza, quindi anche in assenza di denuncia dell'interessato e per la sola circostanza di essere venuta a conoscenza del fatto.

    Questa impostazione fa sì che gli squilibri nei rapporti di forza che potrebbero permettere ad alcuni soggetti di imporre pratiche sleali o illecite quali, per esempio, «accordi» che prevedono la ritardata fatturazione per aggirare i termini di pagamento di 30 giorni (per le merci deperibili) e di 60 giorni (per gli altri prodotti alimentari), dovrebbero portare all'irrogazione automatica delle sanzioni anche senza denuncia della parti interessate.

    Naturalmente, come spesso avviene in quei casi in cui vengono poste in essere ristrutturazioni importanti, le reazioni non sono state tutte favorevoli, anche solo per le preoccupazioni connesse alle difficoltà operative che l'attuazione di queste potrebbe comportare, o per il timore di un aumento dei costi amministrativi.

    In realtà la posta in gioco per molte aziende è così elevata che risulta difficile pensare che le difficoltà amministrative connesse all'obbligo di redigere il contratto in forma scritta e di emettere fatture separate, in relazione a cessioni di prodotti assoggettate a termini di pagamento differenti (prevista espressamente dall'art. 5, comma 2, del decreto attuativo) possa essere un ostacolo rispetto al diritto di incassare il credito nei tempi previsti dalla legge, senza dover ricorrere costantemente al credito bancario per sopravvivere, con costi amministrativi ben più alti.

    Certo è che qualche difficoltà operativa di fatto esiste. Per esempio molti software gestionali di fatturazione sono strutturati in modo tale da permettere l'emissione di un'unica fattura anche in relazione a più Ddt, ma non viceversa in modo tale da permettere l'emissione di due fatture a fronte del medesimo Ddt nel quale sono stati indicati (in quanto consegnati assieme) sia beni deperibili che non deperibili, i cui diversi termini di pagamento comportano l'emissione di fatture separate. Di conseguenza talvolta sarà necessario emettere Ddt diversi in relazione beni per i quali la legge prevede termini di pagamento diversi.

    Si tratta naturalmente di disagi iniziali cui le software house cercheranno di porre rimedio, anche se non sempre si tratterà di interventi semplici.

    Va detto, però, che sarebbe stato possibile, ancorché non semplice, aggiornare tempestivamente tutti i software gestionali italiani già per l'avvio del 24 ottobre, senza recare disagi particolari alle imprese, se solo fosse stato possibile conoscere con sufficiente anticipo il contenuto del decreto attuativo e fosse stato aperto un tavolo di lavoro finalizzato esclusivamente a concordare le modalità operative.

    Peraltro, poiché il comma 11-bis, dell'art. 62, stabiliva un termine di tre mesi dalla data di pubblicazione della legge di conversione per l'emanazione del decreto del ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, ovvero il 24/06/2012, e poiché tale decreto è stato pubblicato in data 19/10/2012 in versione peraltro modificata rispetto alle bozze apparse sul sito del ministero solo pochi giorni prima della pubblicazione ufficiale, sarebbe stato più che opportuno spostare in modo coerente anche il termine di vigenza della norma al fine di permettere l'adeguamento dei software prima dell'entrata in vigore della nuova disciplina.

    Assosoftware, che da anni coordina le attività informative delle aziende associate (la quasi totalità delle software house italiane dell'area contabile, fiscale, aziendale, lavoro ambiente, legale) e che fornisce tutto il supporto necessario anche agli enti e alle istituzioni affinché sia possibile adeguare tempestivamente i software in riferimento a tutte le nuove norme, non può che prendere atto dello stato di fatto e ribadire l'importanza di una concertazione tecnica in ambito software affinché ogni nuova iniziativa abbia successo.

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