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Sforbiciata: sindaci costretti a ridurre i debiti

del 31/10/2012
di: di Matteo Barbero
Sforbiciata: sindaci costretti a ridurre i debiti
Definiti i tagli a carico dei comuni previsti per il 2012 dalla «spending review». Il ministero dell'interno ha diffuso il riparto della riduzione di complessivi 500 milioni di euro imposta ai sindaci dall'art. 16, comma 6, del dl 95/2012.

L'impatto

Dopo la modifiche introdotte dal decreto enti locali (dl 174/2012), la sforbiciata ha effetti diversi per gli enti soggetti o esclusi dal Patto. Nel primo caso, la mannaia potrà essere evitata a condizione che l'importo corrispondente venga destinato all'estinzione anticipata del debito nell'anno 2012. In ogni caso, di tale importo non si potrà tenere conto ai fini del Patto, che risulterà quindi più pesante.

I comuni dovranno comunicare al Viminale, entro il 31 marzo 2013, l'entità delle risorse non utilizzate per la predetta finalità, che saranno decurtate nel 2013. In caso di mancata comunicazione, il recupero del taglio sarà integrale. Per gli enti che al momento sono fuori Patto (comuni sotto i 5.000 abitanti, ovvero commissariati ex art. 143 del Tuel, come Reggio Calabria), invece, non è stata prevista nessuna deroga, per cui vi sarà una riduzione secca del fondo sperimentale di riequilibrio ovvero (per gli enti di Sicilia e Sardegna) dei trasferimenti erariali. In caso di incapienza, la differenza sarà recuperata a valere sul gettito Imu.

Dai tagli sono stati esclusi, per questo e per il prossimo anno, i comuni di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna colpiti dal terremoto dello scorso mese di maggio.

In termini assoluti, il taglio più pesante è ovviamente quello che colpisce Roma, che però non avrà difficoltà a destinare i circa 43 milioni a ridurre il suo enorme rosso. Seguono Milano (circa 19 milioni), Torino e Napoli (circa 8 milioni ciascuna).

In termini pro-capite, fra i capoluoghi di regione ad avere la peggio è Firenze, dove il taglio vale oltre 18 euro a cittadino, il doppio di Bologna, Torino e Napoli e oltre il triplo de L'Aquila. Un dato, quello del comune guidato da Matteo Renzi, che va attentamente valutato in prospettiva futura: il conto imposto ai comuni dalla spending review, infatti, è destinato a salire, alla luce di quanto prevede il disegno di legge di stabilità, a 2,5 miliardi nel biennio 2013-2014 e a 2,6 dal 2015.

La metodologia

Il riparto è stato effettuato sulla base dei criteri approvati dalla Conferenza stato, città e autonomie locali lo scorso 11 ottobre. Tale metodologia ha parzialmente recepito le indicazioni del legislatore, individuando come parametro di riferimento la spesa per consumi intermedi, ma correggendola in base ai dati raccolti da Sose nell'ambito della procedura per la determinazione dei fabbisogni standard. Sono state considerate le sole voci relative a beni e servizi direttamente acquistati dagli enti per fornire prestazioni agli utenti finali (cittadini e imprese), escludendo le esternalizzazioni e le prestazioni in natura. La correzione dei valori di costo è stata operata individuando un benchmark composto da circa 3.000 comuni che presentano le migliori condizioni di efficienza nella produzione/erogazione dei servizi connessi alle funzioni di polizia locale, anagrafe e ufficio tecnico. Si tratta di stime, precisa la nota dell'Ifel allegata al decreto di riparto, che pur se coerenti con l'impianto metodologico sviluppato con Sose, non sono le medesime che verranno utilizzate secondo il disposto del dlgs 216/2010. Il ricorso a stime autonome è stato determinato dalla necessità di disporre per tempo di analisi in grado di orientare la spending review e con l'obiettivo di non sovrapporre le due attività, che hanno finalità ben distinte tra loro. I dati dei questionari disponibili hanno consentito di costruire indicatori di costo relativi sia alle specifiche funzioni analizzate con la procedura dei fabbisogni standard, sia all'intero complesso dell'attività comunale, grazie ai dati di carattere generale prelevati con i suddetti questionari. Una volta determinati i valori benchmark con cui confrontare i dati di costo rilevati per ciascun comune, il risparmio (ovvero il taglio) per ogni ente è stato calcolato come distanza, se positiva, tra il costo rilevato e il rispettivo benchmark, moltiplicata per la quantità di bene o servizio acquistata.

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